Il mio Abruzzo

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giovedì 11 marzo 2010

LO SVILUPPO TURISTICO DI AREE DEPRESSE:

Capitolo XVII pubblicato sul Rapporto sul turismo italiano 2004-2005 tredicesima edizione - Ed. Mercury Firenze - a cura di Antonio Bini e Mirella Cerato

1. Introduzione
Lo sviluppo turistico di aree depresse: il caso Invest-Abruzzo per la valorizzazione delle zone interne

“Se la domanda di bellezza conduce ad apprezzare e difendere i centri storici, è perché in essi non si cerca solo una somma di valori, ma il segreto di un metodo da emulare o avvicinare nell’allestimento degli scenari moderni”. Leonardo Benevolo.
Il patrimonio culturale costituisce il paradigma che identifica essenzialmente l’idea dell’Italia, un Paese che ha praticamente inventato il turismo culturale (dall’istituzione del Giubileo nel 1300, passando per il Grand Tour di fine Settecento, per arrivare al turismo culturale post moderno) ma che ancora oggi stenta a gestire in modo efficiente ed efficace l’intero sistema, non ne sa sfruttare appieno le sue potenzialità, non sempre identifica e attua politiche di recupero, valorizzazione e gestione delle risorse e del sistema culturale italiano (quello principale ma anche quello minore) in un’ottica di sostenibilità.
Il sistema dei beni culturali italiani è senza dubbio tra i più ricchi, vasti e complessi del mondo: 4.203 musei e siti archeologici, 95.100 chiese, 1500 conventi, 19.700 centri storici, 40.000 castelli e rocche, 30.000 archivi, 27.000 ville storiche, 29.500 dimore storiche, 3.890 giardini[1]. A questo occorre aggiungere tutta la “cultura” fatta di tradizioni vecchie e nuove, saperi locali, tra cui artigianato, enogastronomia, quindi folklore, feste religiose, eventi che costituiscono l’anima essenziale del sistema culturale e rendono “vive”, caratterizzandole nel tempo, i siti “culturali” stessi, quelli estesi nel territorio (il sistema centro storico, paese, territorio). Questa cultura, rappresenta di fatto l’anima del sistema culturale italiano, e vive esclusivamente attraverso “gli uomini”, le popolazioni locali, il loro sapere, il loro divenire.
In altre parole, il turismo culturale non potrebbe esistere se i luoghi non fossero “vivi”, capaci di trasmettere il loro passato alle generazioni future, attraverso l’opera dell’uomo: per conoscere, comprendere, elaborare, trasmettere nuova conoscenza.
Il primo nemico quindi del turismo culturale, ovvero quell’elemento che può inficiare la capacità di un territorio di attirare flussi turistici cultuali oggi è il suo abbandono: luoghi senza anima, luoghi vuoti, ricchi di storia e passato anche gloriosi e interessanti, abbandonati e senza vita. Luoghi che si raccontano solo “di passaggio”, che non riescono ad attirare flussi turistici se non mordi e fuggi, che potrebbero diventare meta di un turismo culturale importante, se resi vivi.
E’ fuori dubbio che il turismo oggi costituisca un fattore determinante nella valorizzazione del patrimonio culturale, in quanto motivazione che rimane fondamentale per attrarre il movimento turistico internazionale nel nostro Paese. E’ ovvio però che, per parlare di “sistema culturale territoriale”, non può intendersi per patrimonio soltanto l’opera d’arte o il singolo monumento, essendo talvolta da considerasi lo stesso territorio italiano alla stregua di un immenso bene culturale. In tale direzione appare recentemente orientato il nuovo codice dei Beni Culturali entrato in vigore dal 1 maggio 2004 che disciplina non solo i beni culturali in senso stretto, coincidenti con le cose di interesse storico, artistico, archeologico, ecc., ma anche il paesaggio italiano, frutto della millenaria antropizzazione e stratificazione storica del nostro territorio, un unicum nell’esperienza europea e mondiale.
E’ il caso, appunto, dei piccoli paesi medievali, dei borghi e villaggi inseriti in straordinari contesti paesaggistici e tuttora caratterizzati da importanti tratti architettonici, piazze, vicoli, antiche chiese e palazzi storici che si accompagnano ad uno stile di vita che appare ancora a dimensione umana. Nel nostro paese i “borghi minori” hanno visto recentemente uno sviluppo importante, soprattutto turistico ed escursionistico, e sono oggetto di progetti di valorizzazione (si veda ad esempio il progetto promosso dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, con la creazione di un Club di Borghi più Belli d’Italia) e sempre più spesso sede di eventi (culturali, enogastronomici, ecc.) anche di forte richiamo.
Se però in Italia “tutto” è cultura, è bene evidenziare che c’è anche una parte di questo “tutto” che ad oggi risulta abbandonato, vuoto, svuotato della sua anima. L’Italia del turismo culturale è di fatto tutto questo: la cultura che esiste, quella dei luoghi “abitati” e la cultura che potrebbe esistere, ovvero quella dei luoghi “abbandonati”. Singole risorse, beni culturali che attirano flussi turistici, in modo più o meno vistoso, ma anche e soprattutto interi paesi, oggi abbandonati, con un passato da poter raccontare e potenzialità da esprimere ma “senza futuro”, perché lontani, piccoli, antieconomici nella vita quotidiana, vecchi.
Se è più facile, ma non immediato e ovvio, “creare turismo culturale” nei borghi e centri minori “abitati”, la vera sfida del turismo culturale “minore” sta proprio nel “ridare la vita” a quei luoghi suggestivi per le loro “mura, architetture, campanili, angoli, vicoli”, che però sono oggi abbandonati, dando loro nuovo motivo di esistere: grazie anche al turismo.
L’Italia vive da diversi anni ormai il dramma dello spopolamento delle aree rurali e montane: nelle zone alpine, appenniniche, e soprattutto nel Sud Italia. Il patrimonio che così si “abbandona” è immenso e rischia di compromettere la capacità dello stesso territorio di sopravvivere. Con il suo abbandono, si allontanano fino a scomparire le sue tradizioni, fatte di produzioni tipiche, la sua agricoltura, il suo artigianato, la sua cultura, la sua storia, quindi anche il suo futuro. Partendo da questa analisi, non può non leggersi positivamente la recente legge 24.12.2003, n. 378, che prevede interventi per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale.
Il turismo oggi può rappresentare uno strumento attraverso il quale “ridare vita” ai borghi abbandonati, o comunque evitare il loro abbandono, recuperandone quindi corpo (le strutture e infrastrutture) e anima (la cultura e le sue tradizioni). Per fare tutto questo, però, occorre ancora una volta ragionare in termini di “sistema territoriale”, non esclusivamente in chiave turistica, ma in chiave più ampia di “sviluppo economico e sociale locale”, e soprattutto in chiave di programmazione di medio-lungo termine.
2. La Regione Abruzzo e il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare di aree interne
Le aree interne dell’Abruzzo sono caratterizzate da un patrimonio rilevante di borghi e centri abbandonati di elevata notorietà culturale oltre che da obiettivi valori estetici, tanto da essere anche rilevato da una delle più diffuse guide turistiche internazionali. In queste si evidenzia in particolare l’esistenza e la caratterizzazione di borghi e villaggi sulle montagne abruzzesi “con nuclei di case appiccicate che pochi cambiamenti hanno subito nel corso dei secoli”[2], circostanza questa non dovuta tanto ad un’attenta politica di tutela, quanto all’effetto conseguente alla progressiva perdita di popolazione.
Recentemente, la Regione Abruzzo ha attivato una iniziativa pilota di marketing territoriale diretta a promuovere e valorizzare i borghi e i centri storici delle aree depresse del suo entroterra, partendo dalla promozione all’estero del patrimonio immobiliare di pregio storico-architettonico, esistente e non utilizzato, al fine di favorirne il recupero e l’utilizzo ricettivo e turistico.
Obiettivo del progetto Invest Abruzzo, è stato infatti quello di favorire in Italia e all’estero il posizionamento dell’offerta immobiliare presente in Abruzzo come investimento conveniente e altamente remunerativo per il target di riferimento, rappresentato da gruppi, privati, ecc. – in una regione che sta registrando importanti indici di crescita dei flussi turistici – tramite un percorso originale – soprattutto caratterizzato da attività di comunicazione e promozionali dei valori immateriali del territorio - utili allo sviluppo delle aree interne – che nello stesso tempo rappresenta una vera e propria sfida per l’amministrazione regionale finalizzata alla conservazione del patrimonio naturale, architettonico e culturale locale.
2.1 Il contesto territoriale
L’Abruzzo dispone di un importante patrimonio immobiliare inutilizzato - anche di pregio – soprattutto nelle aree montane interne. Le potenti casate degli Aragona, dei Medici, degli Orsini, dei Colonna, dei Farnese, ecc. hanno disseminato gran parte della regione di palazzi e di castelli, mentre gli ordini religiosi hanno edificato ovunque – e in particolare sulla Macella, eremi, conventi e abbazie. Queste aree sono da tempo interessate da gravi fenomeni di abbandono e spopolamento, nonostante la forte vocazione turistica rappresentata dalle notevoli attrattive storiche e paesaggistiche che hanno in passato attratto ed ispirato storici, artisti, fotografi come Ferdinand Gregorovius, M.C. Escher, Edward Lear, Henri Cartier Bresson, Chim, Giacomelli, Berengo Gardin, una lunga teoria di pittori scandinavi, a partire da P.S. Kroyer, Kristian Zahrtman, e con numerose località divenute set cinematografico per importanti film italiani e stranieri (si pensi ad esempio alla fortunata serie dei c.d. “spaghetti western”, ecc.), senza dimenticare che si tratta spesso di paesi inclusi in parchi (nel territorio abruzzese sono presenti tre parchi nazionali e uno regionale).
La ricchezza e la varietà del paesaggio montano/collinare abruzzese caratterizza la regione in ambito nazionale, in particolare per i segni così vari e contrastanti della millenaria interazione umana con la natura, da anni in progressivo depauperamento, per la crisi della pastorizia e dell’agricoltura tradizionale che ha portato drammaticamente “fuori mercato” intere aree dell’Abruzzo montano, generando rilevanti processi migratori.
La problematica situazione socio-economica delle interne abruzzesi è desumibile da un recente rapporto del Cresa[3]. Si riporta il dato relativo all’indicatore di marginalità riferito ai valori demografici dei comuni montani classificati in posizione di declino (una parte dei quali destinati all’estinzione nel giro di pochi anni). Si tratta di dati che esprimono un dato prevalentemente formale – ossia dei residenti – comunque superiore rispetto alla comunità effettivamente presente (si pensi a quanti dimorano altrove per motivi di studio e/o di lavoro), mentre va considerata anche la frequente articolazione dei comuni in un numero variabile di frazioni, distinti nuclei abitativi che talvolta costituivano in passato comuni autonomi.
Tab.1 Abruzzo – intera regione - 112 comuni su 305 (di cui 51 con popolazione inferiore a 500 abitanti)
• Provincia L’Aquila 54 comuni (di cui 26 con popolazione inferiore a 500 abitanti)
• Provincia Chieti 37 comuni (di cui 17 con popolazione inferiore a 500 abitanti
• Provincia Pescara 12 comuni (di cui 6 con popolazione inferiore a 500 abitanti)
• Provincia Teramo 9 comuni (di cui 2 con popolazione inferiore a 500 abitanti)

Un fenomeno rilevato ormai da alcuni decenni, in cui si assiste pressoché impotenti al depauperamento patrimonio artistico abruzzese che scompare insieme al “pittoresco inimitabile delle sue ville, l’originale aspetto turrito dei comunelli inerpicati per le rocce delle sue montagne, la vivacità serena delle umili borgate distese attorno al castello diroccato e le forme solenni delle industri città raccolte a guisa di arce, fiere della loro storia e delle loro tradizioni, tutto rapidamente scompare! Un elemento importante, ma quasi inafferrabile, che esorbita da qualunque artificio, perché dato dalle condizioni speciali topografiche ed etniche, e perciò può chiamarsi colore d’ambiente, elemento essenzialissimo per il quale l’opera d’arte non vive solo per la sua essenza, ma per le emozioni che suscita nello scenario che la circonda; ebbene, anche questo dattore, che raggiunge in alcune località il più alto grado d’importanza, scompare con rapidità vertiginosa”[4].
Per molti versi emblematico è lo stesso messaggio di Joseph Beuys, che proprio in Abruzzo ha elaborato lo studio “Difesa della natura”, sintetizzato tra l’altro dall’omonimo striscione firmato dal grande artista tedesco apposto su un muro scrostato di una vecchia casa dell’antico borgo di Bolognano, in provincia di Pescara, da intendere come monito per la tutela e la conservazione di una dimensione umana e materiale da salvare[5] [6].
Per singolare contraddizione, la crescente domanda di turismo naturalistico e dei piccoli borghi storici abruzzesi, trova difficoltà nell’essere soddisfatta per le carenze dell’offerta ricettiva e di servizi, fortemente squilibrata sulla costa (quasi il 50% del ricettivo alberghiero è ubicato in soli sette comuni della costa teramana).
Il recupero del patrimonio esistente – coerentemente con le caratteristiche paesaggistiche e urbanistiche - costituisce in molti casi l’unica possibilità di dotarsi di detti servizi, senza procedere a dannose e distruttive nuove cementificazioni. Come è stato opportunamente rilevato solo “l’utilizzabilità economica del territorio a fini turistici determinerebbe un traguardo aggiuntivo che è quello di dare un futuro a certi insediamenti di collina altrimenti destinati a perdersi nel giro dei prossimi decenni”[7] [8].
Tra i molteplici riflessi dello spopolamento va segnalato – ad esempio - il depauperamento del patrimonio artistico e architettonico religioso. Emblematico di tale progressivo stato di degrado è il disperato appello lanciato dal quotidiano Avvenire del 17.3.2002, dal titolo “Salviamo le chiese dei paesi di montagna”, che ha fatto proprio le preoccupazioni della Conferenza Episcopale Abruzzese-molisana dirette a salvaguardare chiese e abbazie della montagna abruzzese che raccontano una cultura secolare (si pensi a tante chiese romaniche, agli eremi di Celestino V) e portano spesso il segno di una grande ricchezza artistica – e che lo spopolamento ha spesso lasciate alla rovina, ai furti, alla devastazione.
2.2 Lo valorizzazione del patrimonio immobiliare come strumento di management dell’innovazione
Lo sviluppo economico e competitivo del territorio rappresenta una sfida che la pubblica amministrazione sta sforzandosi di affrontare con un approccio metodologico innovativo. Il ruolo della Regione Abruzzo rispetto al declino/marginalità delle aree montane non poteva, nell’ambito di un progetto di rilancio regionale, certamente limitarsi a ricalcare i tradizionali schemi (incentivi, opere pubbliche, ecc.) che fino ad oggi non hanno certamente frenato l’accentuarsi degli squilibri territoriali da tempo manifestatisi, ma doveva avviarsi alla sperimentazione di nuovi modelli aperti a processi di comunicazione e di integrazione tra strumenti diversi, allo sviluppo di relazioni evolute con gli enti sub-territoriali e con le imprese.
Rispetto a queste prospettive di carattere generale, deve aggiungersi, in particolare, per la gestione del patrimonio pubblico, che si tratta di un settore che sta conoscendo negli ultimi anni una vera e propria “rivoluzione”, con norme che - a partire dalla legge 127/1997 - hanno impresso un mutamento dell’orizzonte operativo dei soggetti pubblici, conferendo agli enti locali la potestà di emanare un proprio regolamento sulle alienazioni e sulle concessioni dei beni, in un’ottica imprenditoriale e quindi di razionale utilizzo del patrimonio e nella sua valorizzazione. Si tratta peraltro di un percorso non facile nella pratica, che richiederà tempi lunghi di assimilazione, soprattutto in quei comuni che non dispongono di adeguate strutture tecniche.
A partire dal 2000, il Servizio Sviluppo del Turismo della Regione Abruzzo[9] è stato interessato da un limitato – ma significativo - numero di richieste su tendenze, dati statistici, informazioni in merito a possibili investimenti turistici in Abruzzo da parte di investitori privati italiani e stranieri, in particolare società di marketing e Tour Operators. In un solo caso si è verificata la richiesta di un soggetto pubblico per “collocare sul mercato” una importante struttura turistico/sportiva di proprietà comunale che versava in stato di abbandono, anzi non era stata mai immessa in uso.
Tali richieste sono state colte come un segnale positivo collegabile ad una regione che finalmente stava uscendo dal “silenzio”, con flussi turistici costantemente in crescita dal 1996.
Da qui, si è ritenuto di dover avviare un lavoro di adeguamento della mission del Servizio – sia pure in considerazione dei mezzi e delle risorse professionali disponibili, investendo nello sviluppo e nella messa a disposizione degli enti locali di know how utilizzabile secondo gli approcci tipici del marketing territoriale.
Il Servizio Sviluppo, seppure in modo approssimativo, ha quindi sviluppato un primo quadro di reale disponibilità riferito al patrimonio immobiliare pubblico suscettibile di utilizzazione turistica (ricettività, servizi, ecc.), attraverso un’indagine tramite questionari tra i comuni e le comunità montane della regione. Tale indagine era propedeutica alla definizione della possibilità di sviluppo e attuazione del progetto Investi Abruzzo.
La singolarità della richiesta – che peraltro non intendeva alimentare nessuna aspettativa particolare – ha portato solo una parte degli enti interessati ad avviare un lavoro di ricognizione/segnalazione, in alcuni casi assai documentato. I dati emersi sono risultati comunque interessanti, essendo state rilevate un centinaio di strutture – alcune di particolare rilievo (castelli, ex conventi, ma anche impianti sportivi multifunzionali). Hanno aderito all’indagine soprattutto i piccoli comuni montani dell’Abruzzo interno, in alcuni casi riponendo e manifestando molte speranze nelle future iniziative promozionali promosse dalla Regione.
A titolo informale l’indagine ha fatto emergere come in diversi casi erano stati esperiti tentativi di affidamento in gestione a soggetti locali, senza riscontro positivo – per l’insufficiente presenza di capitali e risorse imprenditoriali e professionali rintracciabili nelle aree interessate.
Una iniziativa parallela ha riguardato gli enti religiosi – con minore risposta – al momento.
2.3 Il progetto Invest Abruzzo nell’ambito del DOCUP 2000-2006
Gli interventi per le aree interne rappresentano nell’ambito del DOCUP 2000-2006 una priorità per la Giunta della Regione Abruzzo.
Gli elementi raccolti dall’indagine propedeutica sono stati ritenuti ampiamente sufficienti per sviluppare una prima, limitata, iniziativa nell’ambito del Docup 2000-2006, Azione 3.2.3. finalizzata a cogliere l’emergente interesse di settori finanziari all’investimento immobiliare e turistico, come opportunità di sviluppo turistico delle aree interne.
L’intervento si inquadra nell’ambito dell’Asse III: Tutela e valorizzazione delle risorse ambientali del DocUP Abruzzo 2000-2006, Misura 3.2: Tutela e valorizzazione e promozione del patrimonio paesaggistico e ambientale, Azione 3.2.3: Promozione e marketing turistico-culturale-ambientale.
La strategia dell’Asse III è riconducibile alla valorizzazione delle “vocazioni ambientali e culturali del territorio attraverso interventi finalizzati che, mentre garantiscono la sostenibilità ambientale, al contempo favoriscono l’avvio di attività legate alla fruizione turistica del territorio”.
In particolare l’Azione 3.2.3., Tutela e valorizzazione dei centri storici, prevede “attività di promozione pubblica e di marketing, con la finalità di una valorizzazione integrata del territorio dell’Obiettivo 2 sui principali mercati nazionali e internazionali, inquadrate nell’ambito delle linee di sviluppo del turismo in Abruzzo definite dal Consiglio Regionale con delibera 1.2.2000, n. 148/25”.
3. Il progetto Invest Abruzzo
3.1 L’obiettivo specifico
Obiettivo specifico del progetto Invest Abruzzo è essenzialmente quello di salvare attraverso la loro valorizzazione numerose aree dal degrado e dall’abbandono mediante attrazione di risorse finanziarie e nuova imprenditoria, dando quindi un nuovo senso economico alle rispettive comunità locali, secondo modalità coerenti con i principi del turismo sostenibile, e quindi rispettoso dell’identità culturale locale, dell’architettura, del paesaggio, dell’ambiente nel suo complesso[10].
L’iniziativa non ha inteso limitarsi al solo lancio del messaggio circa l’opportunità di un investimento turistico in Abruzzo, ma ha operato attraverso la diffusione di un primo essenziale ventaglio di opportunità “immobiliari” nella regione che possono essere concretamente e immediatamente colte da parte dei potenziali investitori italiani e stranieri.
La necessità di fornire dati “concreti” e opportunità immediatamente realizzabili è stato motivato dalle leggi di “mercato”, e dalla necessità di “ottenere risultati concreti”. Il solo messaggio poteva risultare – infatti – astratto, generico e quindi destinato a rimanere poco efficace – vanificando le limitate risorse destinate al programma, che ha inteso massimizzare le opportunità rappresentate dalla concomitanza di alcuni fattori - quali:

a) la crescita degli investimenti immobiliari a livello internazionale;
b) le tendenze di mercato ad un recupero selettivo del “passato”, di immobili di pregio storico, architettonico, ecc., anche rispetto a prospettive di riuso turistico, particolarmente indicato in contesti paesaggistiche di rilevante interesse;
c) la disponibilità e la convenienza di un enorme patrimonio immobiliare nelle aree interne, che spazia dalle dimore storiche ai casali rurali;
d) l’opportunità dei collegamenti aerei low-cost, che hanno permesso di percepire la regione “vicina”, conveniente e facilmente raggiungibile;
e) l’emergente immagine dell’Abruzzo, con il suo straordinario paesaggio, la scoperta di importanti risorse storiche e culturali, delle sue tradizioni eno-gastronomiche, ecc.
3.2 Il percorso di lavoro
Lo sviluppo del progetto ha previsto le seguenti fasi:

§ raccolta di informazioni, tendenze di mercato, ecc.
§ definizione strategia;
§ realizzazione di un marchio specifico;
§ ricognizione, schedatura e sintetica descrizione di almeno 100/150 strutture ubicate in territori montani/collinari compresi nelle zone Obiettivo 2 con acquisizione dei dati relativi alla proprietà, alla destinazione prevista dallo strumento urbanistico vigente, del possibile impiego turistico, della presenza di vincoli, di una o più foto, ecc.
§ attività di sensibilizzazione, incontri, visite in loco, ecc. presso le amministrazioni locali e i proprietari degli immobili (pubblici e privati)
§ acquisizione di formale atto di assenso della proprietà all’immissione in rete dei dati relativi alle strutture censite e della disponibilità alla vendita o alla locazione a lungo termine o, ancora, a soluzioni tipo project financing;
§ acquisizione di almeno una foto (interni o esterni) per ciascuna struttura, con brevi eventuali riferimenti storico-culturali alla medesima;
§ realizzazione di un sito internet dedicato all’intervento - www.invest-abruzzo.com - in tre versioni linguistiche (italiano, inglese e tedesco) comprendente i dati di cui sopra, unitamente a una breve presentazione dell’Abruzzo, un profilo storico-architettonico delle tipologie di immobili e a una mappa grafica del territorio regionale, con evidenziazione delle località cui si riferiscono le strutture interessate;
§ realizzazione di un opuscolo nelle tre lingue suddette finalizzato a presentare l’Abruzzo nei suoi valori storico-ambientali e come opportunità per un valido investimento immobiliare legato al rispetto di detti valori e all’economia turistica, in forte crescita negli ultimi anni, anche sui canali internazionali.
§ veicolazione del depliant su riviste specializzate tedesche e inglesi (“Bellevue”, “Vivere”, “Countryhouse”, ecc.);
§ acquisizione di spazi pubblicitari sulla stampa estera di settore - anche on line – sul mercato tedesco e inglese, finalizzata a far conoscere la disponibilità dell’offerta. Lo scenario rappresentato è quello dell’opportunità di un investimento in una regione in costante crescita turistica, con una adeguata viabilità, buona qualità della vita, sicurezza, vicinanza con aree densamente popolate quali Roma/Napoli, decisamente più conveniente rispetto ad analoghi investimenti in Toscana (tra l’altro - una vasta area interna è stata possedimento dei Medici per due secoli, come dimostrato da importanti testimonianze ancora ampiamente visibili);
§ press-tour, attività di pubbliche relazioni finalizzate a favorire la presenza di redazionali, informazioni, immagini del territorio su testate economiche e del settore immobiliare, esaltando alcuni investimenti esemplari in corso di realizzazione nella regione (è il caso del progetto Sextantio – in corso di realizzazione a Santo Stefano di Sessanio, ad opera di un imprenditore di origine svedese, D.E Kihlgren) – che rappresentano il miglior elemento comunicativo per trasferire il concetto di un Abruzzo che già attira investimenti e progettualità d’alto livello[11]. Sono stati anche evidenziati altri casi di successo nel recupero di immobili a fini turistici, come Palazzo Dragonetti-Torres di Paganica, Il Rifugio La Rocca nello splendido borgo abbandonato di Rocca Calascio (a 1450 m.) , il castello Chiola di Loreto Aprutino;
§ sviluppo di rapporti con sedi estere dell’ICE e dell’ENIT;
§ partecipazione a due fiere di settore, quali IMMOBILIA di Berlino, dal 18 al 21 febbraio 2004 e Homes Overseas Exhibition a Londra dal 5 al 7 marzo 2004 in riferimento a paesi da poco serviti quotidianamente da voli di linea low-cost con l’aeroporto di Pescara.

Il progetto è stato prioritariamente orientato al mercato anglosassone, che al momento risulta più interessato all’iniziativa promozionale e che esercita una sua influenza sugli altri mercati europei. In proposito occorre rilevare come il diffuso interesse di questo mercato alla combinazione investimento/destinazione turistica all’estero trova anche espressione in una qualificata editoria di settore – che non ha assolutamente riscontro nel nostro paese (cfr. M. Larner e J. Howell, Buying a property Italy, ed. C Guides, London; A. Hinton, Buyng a property in Italy (an insider guide to finding a home in the sun), ed. How Too Books, Oxford, 2003; Un’opera dal taglio decisamente professionale è quella di Robin Bowman,Italian property secrets, ed. Jojaffa, Nantwich, 2003).
In futuro si prevede inoltre di sviluppare una guida per gli enti locali diretta a facilitare e orientare operativamente i piccoli comuni ad individuare gli strumenti di gestione imprenditoriale del patrimonio pubblico più corrispondenti alle esigenze degli stessi enti, alla luce delle vigenti disposizioni che stanno particolarmente innovando il regime degli immobili storici.
Con riferimento agli immobili censiti e presentati nei diversi strumenti di comunicazione si evidenzia che:

§ la rilevazione ha riguardato anche immobili di proprietà privata – anche quelli segnalati dai sindaci - laddove sussisteva l’interesse pubblico alla loro valorizzazione – risultando possibile un impiego economico e/o turistico-ricettivo;
§ il programma escludeva tassativamente gli appartamenti, a prescindere dalla proprietà pubblica o privata.

Inoltre, l’adesione all’iniziativa non ha comportato alcun compenso o onere per gli enti o i privati, e l’inserimento delle strutture nel “catalogo” on-line dell’offerta è stato valutato dal Servizio Sviluppo del Turismo.
La realizzazione del progetto (sito internet, attività di comunicazione, ufficio stampa, ecc.), è stato affidata a società di consulenza esterne mediante conferimento di incarico a seguito di bando pubblico, ma tutta la gestione dei contatti con i potenziali investitori, con gli enti locali, con agenti immobiliari stranieri, editoria di settore, ecc. è stata gestita direttamente dal personale del Servizio Sviluppo del Turismo.
In futuro si prevede una continua integrazione tra il soggetto privato che realizzerà il programma e la struttura regionale – per consentire il proseguimento dell’esperienza anche oltre la conclusione dei servizi – con l’allestimento di un data-base delle opportunità presenti – da aggiornare sul sito internet regionale – da allargare anche agli incentivi pubblici fruibili. Sotto questo profilo la realizzazione dell’iniziativa potrà svolgere una funzione di start up per la successiva autonoma prosecuzione di alcuni servizi da parte del Servizio Sviluppo del Turismo.
E’ stata favorita ogni possibile forma di coordinamento dell’iniziativa con una parallela campagna promozionale che prevede 3,5 milioni di euro, anche questa gestita dal Servizio Sviluppo del Turismo.
3.3 I primi risultati
Il lavoro svolto nell’ambito del Progetto Investi Abruzzo nel corso degli ultimi anni ha dato risultati superiori alle attese, tenuto conto che i riflessi del programma – complesso ed ambizioso – erano prevedibili soltanto nel medio lungo/periodo.
La soddisfazione va soprattutto nella direzione dell’interesse che si è venuto a concretizzare in diversi piccoli centri delle aree interne – a forte declino demografico e quindi a rischio di estinzione (cfr. Studio del CRESA sulle aree marginali della montagna abruzzese, L’Aquila, 2002), con primi segnali positivi che testimoniano una possibile inversione di tendenza rispetto al passato. Il sindaco del comune di Santo Stefano di Sessanio ha dovuto recentemente dichiarare alla stampa locale – a fronte di numerose richieste che continuano a pervenire da vari paesi europei - che nel paese non erano più disponibili immobili.
Importanti giornali stranieri, ovvero quelli che “fanno tendenza”, hanno dedicato spazi significativi al programma regionale, confermando la validità dell’impostazione progettuale. A tal fine è opportuno precisare che il Servizio Sviluppo del Turismo ha individuato una strategia di comunicazione che si è rivelata vincente, puntando – in sintesi - non solo sulla disponibilità reale di un patrimonio immobiliare di pregio storico-architettonico, ma anche sulla cultura e le risorse del territorio e sull’esistenza di iniziative innovative/esemplari di recupero – quale è certamente quella in atto a Santo Stefano di Sessanio, che ha permesso anche di scoprire ed enfatizzare i collegamenti storici con il periodo mediceo e quindi con la Toscana (l’importanza del progetto Sextantio – e la sua spendibilità internazionale – era stata colta con largo anticipo dalla Regione già in occasione del Forum del Turismo regionale organizzato a Pescara il 12 dicembre 2002).
Infatti, il fattore comunicazione non poteva limitarsi alla diffusione di un’iniziativa, di un obiettivo regionale quale l’attrazione di investimenti, richiedendo l’acquisizione di un ventaglio reale di immobili disponibili che risultasse base concreta di un percorso più complessivo di valorizzazione delle aree interne, delle sue potenzialità, e che creasse praticamente “valore”, posizionando l’Abruzzo sui mercati internazionali come territorio interessante e appetibile per gli investimenti, conveniente (rispetto all’ormai “satura” Toscana) e ricco di opportunità, sia in relazione alla crescita turistica della regione, che alle numerose risorse che presentano ampi margini di sviluppo (dalla presenza di siti archeologici, alle produzioni tipiche locali, ecc.), e anche alla luce delle straordinarie prospettive apertesi dopo l’attivazione dei voli low-cost della Ryanair.
Se il Guardian ha parlato di Abruzzo “rivale del Chiantishire” (articolo apparso il 15 novembre 2003), il Sunday Times del 7 dicembre 2003 ha ripreso il concetto interrogandosi se l’Abruzzo fosse “la nuova Toscana”. Un’assimilazione che è stata anche colta da Barbara Worman, del quotidiano tedesco “Die Welt”, che pure fa propria l’idea che “l’Abruzzo non abbia nulla di meno della famosa Toscana”. Jennifer Grego del Financial Times – che riprende la presenza dei Medici in Abruzzo – arriva a sostenere che la regione “è seduta su un tesoro”. Ulteriori valutazioni positive sono riprese da altri articoli apparsi, ad esempio, sul quotidiano “Independent”, sul magazine inglese “Metro” e sul “Kurier”, il più autorevole e diffuso quotidiano dell’Austria, sul quotidiano olandese “Algemeen Dagblad”, sulla rivista dei medici olandesi “Arts & Auto”, sul magazine per stranieri “Wanted in Rome”, ecc.. Interessante cogliere la ripresa del concetto di Abruzzo “nuovo Chiantishire” o anche di Abruzzoshire sulla stampa italiana (Il Sole 24Ore, Capital, Milano Finanza, Dove, Il Tempo, ecc.) e più recentemente da parte del quotidiano economico-francese “La Tribune” del 4 giugno 2004 – praticamente in coincidenza con l’attivazione del volo Parigi/Pescara/Parigi da parte della compagnia low-cost Axis Airways, operativo dal 2.4.2004.
Tab.2 Rassegna Stampa Straniera Riferibile Al Progetto Invest-Abruzzo (parziale)
· J. Tweedy, “A brush with Abruzzo ”, in Daily Mail (UK) 24 giugno 2004;
· A. Dumont, Opa touristique sur les Abruzzes”, in La Tribune (F), 4 giugno 2004 ;
· Heering, “Half Sessanio wordt een hotel”, in Algemeen Dagblad (NL), 17 aprile 2004
· T. Peters,„Land der fedherren und poeten“, Die Welt, 2 aprile 2004; B. Mallerbrein, “Abruzzen”, Vivere (D), marzo/aprile, 2004;
· M. Stenhouse, “Castles for sale in the Abruzzo”, in Wanted in Rome, n. 4, 3 marzo 2004 (magazine in inglese per stranieri pubblicato in Italia);
· J. Werkmaster, “Charmad av hemliga Italien”, in Goteborgs Posten (Sweden), 21 febbraio 2004;
· M. Gargo, “Lease of life for an Italian ghost village”, in Financial Times (Uk), 3 gennaio 2004;
· M. Zakian, “Italy for adventures: Abruzzo offers olive groves, beaches and pretty homes aplenty”, in The Sunday Times (UK), 7 dicembre 2003;
· K.Martin, “History in the remaking”, in Metro (UK), 1 dicembre 2003;
· P. Wilan, “Forget the rest. This is were you can live the dream”, in The Guardian (UK), 15 novembre 2003;
· B. Worman, “Schlossherren und Burgfraulen in del Abruzzen gesucht die region hat 160 kulturaguter katalogisiert“, in Die Welt (D), 8 novembre 2003;
· G. Vendrickas, “Palm trees, pasta and an apartment £.80.000“, in Independent, 22 ottobre 2003;
· L. Hahn, “Ganze Dorfer im Sonderangebot. Aktion Invest-Abruzzo: 150 historiche Objekte stehen zum verkauf”, in Kurier (A), 21 ottobre 2003

Il ritorno in termini di comunicazione va anche oltre le esigenze di promozione del progetto Investi Abruzzo, venendosi a rafforzare l’immagine complessiva della regione, esaltata per il suo patrimonio culturale (si pensi alla sua architettura, ai richiami storici al periodo mediceo, alla civiltà della transumanza, alle popolazioni italiche, al sito archeologico di Peltuinum, ecc.), per il suo paesaggio, per la facile raggiungibilità mediante i voli Ryanair, ecc. , per le numerose combinazioni paesi-borghi/personaggi (è il caso di Pacentro/Madonna, Torricella Peligna/John Fante, Castrovalva/Escher, Civita d’Antino/pittori scandinavi, Bolognano/Beuys, Rocca Calascio/Michelle Pfeiffer, ecc.).
Addirittura sorprendente ed inatteso è stato il recentissimo inserimento dell’Abruzzo in due trasmissioni televisive inglesi – tipo reality tv - dal titolo ”I want that house” e “A place in the sun”, rispettivamente sulle reti Channel4 e ITV - dedicate a reali vicende di acquisto e di recupero di immobili da parte di britannici in vari paesi del mondo. Mentre non mancano riflessi letterari, laddove una nota scrittrice irlandese – Maggie O’Farrell – in un suo racconto di viaggio tra immaginario e reale alla ricerca delle terre abbandonate da abruzzesi emigrati in Scozia cerca di capire perché è stata abbandonata la bella montagna abruzzese (cfr. Maggie O’Farrell, “Where did all the Italian go ?”, The Observer, 29.2.2004), che un’altra scrittrice (e pittrice) inglese – E.Canziani – in un suo viaggio nel 1914 definiva “one of the most beatiful countries of the world”.
La breve analisi permette di considerare vincente la strategia di comunicazione puntata sui valori culturali e paesaggisti del territorio, rispetto alla quale l’offerta concreta di una certa disponibilità di immobili contenuta nel sito web rappresentava solo un’opportunità per un primo approccio reale rispetto ad un possibile percorso decisionale.
Investimenti di questo tipo non si concretizzano, infatti, soltanto per la disponibilità e la convenienza dell’acquisto, se non coesistono con altri fattori di attrazione – immateriali - che ne valorizzino il contesto.
Occorre comunque ricordare che la comunicazione ha svolto anche la fondamentale funzione di lancio del sito www.invest-abruzzo.com, quale percorso immediato e concreto delle possibilità di investimento al momento disponibili, peraltro in termini assolutamente parziali – in relazione alle segnalazioni volontariamente espresse dai soggetti proprietari.
L’iniziativa è stata oggetto di interesse anche da parte della stampa locale, che ha evidenziato il crescente interesse da parte di nuovi acquirenti stranieri per luoghi prima desolati.
E’ interessante anche rilevare come uno studioso attento, quale Emiliano Giancristofaro, in un suo recente articolo[12], abbia addirittura accostato l’arrivo dei giornalisti di prestigiose testate straniere – connesso all’operazione INVEST-ABRUZZO - alla storica spedizione automobilistica “Alla scoperta dell’Abruzzo” del 1909 rivolta a giornalisti e parlamentari italiani ed ispirata da D’Annunzio e Michetti, che allora rappresentò una straordinaria occasione per “aprire” la regione alla comunicazione in ambito nazionale[13].
Gli effetti della comunicazione hanno prodotto, a partire dalla loro pubblicazione, e in particolare dall’inizio del 2004, una forte accelerazione del fenomeno degli acquisti di casali, fattorie, vecchie case in pietra, ecc. da parte di inglesi, tedeschi, olandesi, ecc.
Una riprova è costituita dalla recente presenza in Abruzzo di due società inglesi (una operativa solo da inizio 2004 ), con cui il Servizio è entrato in contatto, tenuto conto che il loro interesse verso l’Abruzzo rappresenta una straordinaria opportunità per favorire la collocazione estera del nostro patrimonio immobiliare - in termini di soprattutto di servizi specializzati per gli operatori stranieri. Le due società hanno confermato la concreta impennata d’interesse verso la regione, anche se temono una crescita ingiustificata dei prezzi.
Il Servizio Sviluppo del Turismo nel corso del 2003 e 2004 ha monitorato e contattato agenzie immobiliari straniere – non presenti con proprie sedi nella regione – che offrono anche immobili localizzati in Abruzzo. Uno degli obiettivi dell’iniziativa è stato anche quello di accrescere la presenza dell’offerta immobiliare abruzzese nel circuito dell’intermediazione internazionale, che attualmente è presente in ben 14 società estere (all’inizio del 2003 le società erano soltanto 2). I contatti e le attività di pubbliche relazioni avviate e in corso lasciano pensare che tale numero sia destinato a crescere, nell’interesse della regione, in quanto tali presenze sono un sintomo concreto dell’emergente immagine turistica della destinazione Abruzzo. Dette società trattano quasi esclusivamente casali, fattorie, case rurali da ristrutturare, ecc.
In un solo paese della collina pescarese (Penne) si stima – ad esempio – l’acquisto di oltre cento immobili da parte di stranieri (in prevalenza inglesi), costituiti da palazzi dell’antico centro storico a fattoria e casali di campagna.

Il fenomeno è confermato da una recente indagine di Confedilizia sugli investimenti stranieri in Italia nel settore immobiliare turistico, dalla quale emerge l’immagine dell’Abruzzo come “area di nuovo interesse” rispetto alla Toscana (cfr. V.Ch. “Toscana terra da stranieri”, in Il Sole 24 Ore del 7.9.2003). Ancor più recentemente l’Osservatorio del mercato dei mutui immobiliari in Italia nel corso di Abbey National Bank ha rilevato nel 2003 l’eccezionale crescita del 130% per l’Abruzzo, che sia pure indirettamente rappresenta un indice di forte dinamismo del mercato.
Diverse anche le informazioni richieste di taglio imprenditoriale avanzate da operatori stranieri al Servizio Sviluppo del Turismo, mentre non mancano anche imprenditori locali che – stimolati dall’interesse della stampa estera - hanno “scoperto” alcune strutture grazie all’azione promozionale e al sito – ipotizzando soluzioni dirette ad integrarsi rispetto ad altre attività turistiche già avviate, mentre non riflessi positivi anche sulle nuove costruzioni realizzate sulla fascia costiera.
4. Conclusioni
Il progetto è ancora in fase di sviluppo, ma sta dimostrando tutta la sua efficacia e la sua validità sotto diversi punti di vista:

· in termini di coinvolgimento degli enti locali e creazione di nuovo spirito di collaborazione top-down (regione-comuni), sulla base di azioni concrete, misurabili e utili al territorio a livello locale (anche se molto resta da fare per favorire una più diffusa cultura dello sviluppo locale sganciata dalle tradizionali logiche legate esclusivamente ai finanziamenti pubblici);
· in termini di aumento di interesse nei confronti di aree prima depresse da parte di investitori stranieri e italiani non locali, che rappresentano un target qualificato sia per livello culturale che per capacità di spesa;
· aumento dell’interesse da parte dell’opinione pubblica locale per queste aree, in grado così di ridare vitalità ed un rinnovato clima di fiducia alle stesse in termini di interessi e volontà di scoprire “tesori” da sempre esistenti ma sottovalutati e dimenticati;
· rivitalizzazione di aree – nel medio-lungo termine – depresse, prima dimenticate, in chiave turistica, favorita anche dall’espansione della formula del bed & breakfast, che ha raggiunto il tetto di 100 strutture alla data dell’1.5.2004, operanti soprattutto in borghi montani (per complessivi 629 posti letto), dov’era assente qualsiasi altra soluzione ricettiva (secondo le indicazioni delle due società inglesi operanti in regione, alcune decine di immobili acquistati da inglesi negli ultimi mesi saranno, una volta recuperati, diventeranno B&B o agriturismi);
· realizzazione di nuovi posti di lavoro diretti (attività ricettive, ristorative, agenzie immobiliari, assistenza legali ecc.) e indiretti (attività di recupero edilizio, sviluppo di infrastrutture, attività artigianali, ecc.);
· creazione di nuovi flussi economici nelle aree depresse, grazie allo sviluppo turistico ed escursionistico.

In conclusione, si può affermare che quello del recupero e della valorizzazione del patrimonio edilizio e architettonico costituisce un terreno certamente complesso, ma decisamente importante come punto di inizio per lo sviluppo turistico locale di aree depresse, solo nel momento in cui sia inserito in un progetto di sviluppo locale ampio, concreto, fattibile.
Inoltre, l’esperienza avviata può dimostrare come un intervento pubblico “creativo”, di tipo radicalmente nuovo – con limitate risorse finanziarie a disposizione – possa risultare in grado di generare risultati insperati e vantaggi all’ambiente, al paesaggio e nello stesso tempo all’economia locale[14].



[1] Federculture, Rapporto Annuale sulla valorizzazione del patrimonio culturale per lo sviluppo locale, Roma, 2001.
[2] AA.VV., Italy, ed. Lonely Planet, VI edizione, Victoria (Australia), 2004, pag. 574
[3] cfr. Centro Regionale di Studi e Ricerche economico-sociali – dal titolo “La montagna abruzzese: indicatori di marginalità”, ed. Cresa, L’aquila, 2003. Per un profilo sociologico e statistico dell’emigrazione abruzzese cfr. G. Bolino, La “spopolazione” dell’Abruzzo, editrice Itinerari, Lanciano, 1973.
[4] Ignazio Carlo Gavini, Storia dell’Architettura in Abruzzo, Costantini Editore, Pescara, 1980, vol. I, p. 9 – ristampa edizione del 1927 curata dalla Casa Editrice d’Arte Sestetti e Tumminelli, Milano-Roma
[5] A.Bini, “L’Abruzzo di Joseph Beuys”, in L.De Domizio Durini, “La spiritualità di Joseph Beuys”, Silvana Editore, Milano, 2002, p. 166
[6] Questo messaggio è stato recentemente materializzato e diffuso mediante un francobollo commemorativo della Repubblica di San Marino
[7] G.Pardi, L’abitazione rurale nel territorio abruzzese, ed. Cogestre, Penne, 1999, p. 32. Tra i vari studi in materia si segnala per l’approfondita ricerca di S. Bonamico e G. Tamburini, “Centri minori d’Abruzzo: recupero e valorizzazione”, Cangemi Editore, Roma, 1996
[8] Per un approfondimento di carattere operativo sulla complessa materia cfr. F.Paglia, Gestione e valorizzazione del patrimonio pubblico, ed. EPC Libri, Roma, 2004
[9] Il Servizio Sviluppo del Turismo in questi ultimi anni è stato al centro di attività e progetti di innovazione nel settore della comunicazione e della promozione, conseguendo i seguenti riconoscimenti professionali: a) vincitore premio “Regionando 2001” per la sezione turismo indetto dal FORUM PA per il progetto “Comunicazione Giubileo”; c) attestato di Federculture per il progetto “Le vie della transumanza” – 2002; c) vincitore premio “100 Progetti per il cittadino” – 2002 – indetto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Funzione Pubblica – per il progetto “VAPE: valorizzazione posta elettronica”.
[10] Di fatto l’obiettivo del progetto si pone in linea con le analisi della successiva ricerca che l’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), sezione giovani imprenditori, ha commissionato al CENSIS sul tema “Paesaggio e beni culturali per la valorizzazione del territorio”. La ricerca è stata presentata a Positano il 17 ottobre 2003
[11] Daniele Elow Kihlgren è divenuto una sorta di testimonial della comunicazione all’estero, utile per mostrare un Abruzzo interno dinamico, in ripresa, in grado di catalizzare l’interesse di investitori stranieri, ecc. A. Bini, “Il progetto Sextantio: l’effetto Toscana nell’Abruzzo aquilano”, in A. Bini, T. Paolini “Oltre la Bit: analisi e tendenze del turismo nell’Abruzzo aquilano”, Emme3 Editrice, Sulmona, 2003, p. 142. ss.
[12] E. Giancristofaro, “Quando l’Abruzzo era lontano, Il Messaggero Abruzzo del 15.1.2004
[13] cfr. L. Piccioni, “Storia d’Italia. Le Regioni dall’Unità ad oggi: L’Abruzzo”, ed. Einaudi, 2000, p. 944 e ss
[14] Il carattere sperimentale del progetto già colto da M. Cerato, cfr. “Abruzzo, un mecenate per i borghi”, in IL Sole 24 ore 25 giugno 2003 e stato recentemente ripreso da A.Dumont, che parla di “laboratorio” riferimento europeo, cfr. OPA touristique sur les Abruzzes” in La Tribune, 4 giugno 2004.

LA LEZIONE DI SILVIO SARRA

Pubblicato su ABRUZZO NEL MONDO n. 5. Settembre/ottobre 2009

La scomparsa dell’uomo dello zafferano

L’avevo conosciuto diversi anni fa, accompagnando a Civitaretenga una giornalista inglese che voleva conoscere questo antico mondo legato alla coltivazione dello zafferano, dal tredicesimo secolo presente nella piana di Navelli. Quando la giornalista chiese a Silvio notizie più precise sulla sua cooperativa per la produzione dello zafferano, Silvio tirò fuori da un cassetto un vecchio quaderno di cui sfogliò lentamente le pagine per mostrare i nomi dei soci ed altri dati, precisando che alcuni erano da considerarsi più attivi, in quanto avevano raggiunto i novantanni.
Negli anni sessanta, Silvio, con la sorella Gina, che ha sempre condiviso la sua missione, aveva avviato la paziente costruzione della cooperativa, individuata come strumento indispensabile per salvare la coltivazione dello zafferano, in un’area fortemente segnata dalla crisi della pastorizia e dal conseguente abbandono di parte consistente della popolazione, fattori che ne stavano mettendo in pericolo la sopravvivenza. Si trattava spesso di piccolissime aree coltivate i cui riflessi in termini di prodotto oggi non superano complessivamente i 50 chili, per i quali occorre raccogliere e lavorare circa 200mila fiori. La difesa e la promozione dell’oro rosso per lui erano diventate un’autentica missione, che perseguiva con tenacia, anche oltre i riflessi strettamente commerciali.
Cercava di documentarsi come poteva sul passato mercantile dei traffici legati ai fiori viola, in particolare con la Germania. Ed una delle migliori testimonianze della sua attività venne proprio dal bellissimo documentario della Bayerischer Rundfunk, dal titolo “Die Abruzzen” (2003). Quelle immagini ci consegnano testimonianze profondamente umane di quella cultura della cooperazione che si era sviluppata nella Piana, dove lo zafferano si lavora mantenendo tecniche secolari.
Nello scorso mese di giugno nell’ambito di un seminario di quattro giorni a Navelli – riservato ad un gruppo di giovani ricercatori dell’Università di Teramo sui temi dello sviluppo locale, suggerii di incontrare Silvio Sarra presso la sua azienda a Civitaretenga. Come spesso accade, la sua opera è stata scarsamente considerata in Abruzzo, eppure – anche con la sua disponibilità nei confronti dei media, di cui aveva da tempo compresa l’importanza, il buon Silvio era diventato un personaggio e la sua azione perseverante era riuscita nell’intento di rafforzare la stessa percezione dell’immagine della Piana di Navelli, sempre più conosciuta come “Safran Land”, la terra dello zafferano. Adesso si spera che la sua lezione non venga dispersa.

Prime valutazioni sull’impatto del sisma sull’economia turistica abruzzese

Articolo pubblicato su "Turistica" - trimestrale di Economia, management, matketing - n. 1-2 - a cura di Antonio Bini e Quirino Morelli.

Premessa

Il 6 Aprile 2009 alle ore 03:33 la zona de l'Aquila è stata colpita da un forte terremoto. La magnitudo della scossa principale è stata valutata sia come magnitudo Richter (Ml) 5.8 che come magnitudo momento (Mw) 6.3[1]. La sequenza sismica iniziata circa un mese prima continua la sua evoluzione, con moltissime repliche. Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sono state oltre 20.000 le scosse rilevate, mentre tre sono stati gli eventi di magnitudo superiore a 5 gradi della scala Richter e sono avvenuti il 6 aprile (Ml=5.8), il 7 aprile (Ml=5.3) e il 9 aprile (Ml=5.1). I terremoti di Ml compresa tra M=3.5 e 5 sono stati in totale 31.
[1] Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - La sequenza sismica de L'Aquilano - Aprile 2009 – ultimo aggiornamento 4 giugno 2009.
La tabella, che riporta la distribuzione delle repliche, evidenzia l'area direttamente interessata dalla sequenza sismica che non riguarda l’intero Abruzzo, ma si estende per un po’ più di 30 km in direzione NO-SE, parallelamente all'asse della catena appenninica.

Se la regione ha una superficie di 10.798 km², si comprende facilmente che il fenomeno è abbastanza circoscritto, ma gli effetti sul turismo si stanno ripercuotendo sull’intero territorio. Non solo per le strutture ricettive direttamente interessate, ma anche per quelle interne distanti centinaia di Km dal “cratere” e sulla costa dove sono ancora alloggiate migliaia di sfollati.

Un esempio è “il piccolo villaggio, gestito da Tommaso Mazza, dispone di 18 bungalow, attualmente tutti occupati dagli aquilani. La stagione sarebbe dovuta iniziare il primo giugno, ma ‘dal 6 aprile - spiega il titolare - mi sono messo a disposizione di chiunque volesse venire a stare qui. Le prime persone sono arrivate proprio la sera del 6, tre giorni dopo ero al completo[1]”.

“Non siamo più nei quindici giorni dell'emergenza. Dal terremoto del 6 aprile sono trascorsi circa due mesi ed è giusto che si torni al più presto alla normalità, salvaguardando non solo gli interessi degli sfollati, ma anche quelli degli operatori turistic[2]i” così si esprime Lorenzo Alessandrini, responsabile nazionale della Protezione Civile per gli alloggiamenti sulla costa in un incontro con i rappresentanti dei campeggiatori a Martinsicuro.

Intanto “la Regione Abruzzo ha deciso di ritoccare del 15% le tariffe convenzionate con gli albergatori che hanno offerto ospitalità alle vittime del sisma. L’assessore alla Protezione Civile: ‘Abbiamo risposto alle esigenze degli operatori turistici e adeguato le tariffe in considerazione dell’imminente stagione estiva[3]”

Resta il danno all’economia turistica che si cercherà di quantificare in una prima approssimazione considerando che la stima[4] del Governo per i danni strutturali ammonta a 10 miliardi di euro.
La costruzione dei dati

Nonostante l’importanza economica dell’industria dei viaggi e delle vacanze, numerose sono le difficoltà che impediscono di avere un quadro completo della sua incidenza economica. Probabilmente lo sviluppo del Conto satellite del turismo (CST) consentirà di misurare con maggiore precisione il fenomeno e di confrontarlo con gli altri settori economici, ma attualmente, dopo il processo di convergenza portato avanti dalla Commissione europea (Eurostat), dall’OCSE e dall’Organizzazione mondiale del turismo (OMT), al fine di fissare le linee concettuali comuni per la progettazione metodologica di un CST, si dispone solo di un quadro metodologico raccomandato da parte della Commissione statistica delle Nazioni Unite nella sua trentunesima sessione (marzo 2000).

La peculiarità del Conto satellite del turismo è quella di misurare completamente il fenomeno considerando l’apporto economico dei prodotti turistici caratteristici (beni e servizi che, nella maggior parte dei paesi, cesserebbero di esistere in quantità significativa o il cui livello di consumo sarebbe significativamente ridotto, in assenza di visitatori), ma anche di quelli connessi (beni e servizi consumati dai visitatori in volumi significativi per il visitatore e/o fruitore ma per i quali esiste comunque un mercato molto ampio).

Appena dopo sono stati effettuati alcuni tentativi di costruzione di un CST italiano da parte di alcuni Istituti di ricerca basandosi non sull’offerta per carenza di dati, ma sulla domanda turistica o meglio sulla spesa turistica; d’altra parte né l’ISTAT, né l’EUROSTAT si sono assunti la responsabilità di redigerne di ufficiali.
Di conseguenza, senza avere la presunzione di costruire un CST dell’Abruzzo, con i dati disponibili e sulla base dei tentativi pregressi, si cercherà di valutare l’impatto del turismo sull’economia abruzzese e quindi, la perdita provocata dal sisma.

Per iniziare la misurazione del peso economico del turismo occorre preliminarmente considerare i tre elementi che compongono il movimento turistico:
MOVIMENTO TURISTICO RILEVATO O UFFICIALE (arrivi e partenze dei clienti nelle strutture ricettive classificate);
MOVIMENTO TURISTICO NON RILEVATO O SOMMERSO (flusso turistico negli alloggi in affitto e in case di proprietà o di parenti/amici) senza dimenticare, per questi ultimi, la situazione generata dal reale estate;
MOVIMENTO ESCURSIONISTICO (flusso giornaliero senza alcun pernottamento).

Le informazioni circa la prima componente sono rilevate mediante il censimento del SISTAN[5] che fornisce gli arrivi e le presenze nelle strutture ricettive, ma non il fatturato.
Le altre due componenti vengono stimate con indagini campionarie organizzate con criteri diversi dall’ISTAT, dall’UIC – Banca d’Italia, dall’ONT – Isnart e da altri Istituti di ricerca.

Per una corretta valutazione diventa determinate stabilire la composizione percentuale dei tre fattori partendo dal dato che viene rilevato mensilmente dai 26 centri di raccolta regionali (Uffici IAT e Presidi), controllato e convalidato dalla Regione Abruzzo per essere trasmesso all’ISTAT.

1. Il fatturato

Il censimento nazionale osserva che, per l’Italia, il movimento turistico rilevato è “solo una parte del fenomeno turistico corrispondente a circa 1/3 della dimensione reale del fenomeno[6]”. La stima Mercury-Rescasa relativa al 2003 evidenziava che il moltiplicatore per passare dalle presenze “ufficiali” ISTAT alle presenze effettive sul mercato era di 3,1 per l’intero Paese, di 4,0 per il Nord Ovest, di 1,8 per il Nord Est, di 2,7 per il Centro e di 5,5 per il Mezzogiorno”[7].

La regione Abruzzo, che rientra nella ripartizione Mezzogiorno, viene considerata con un “eccessivo peso delle abitazioni per vacanza sul totale dell’offerta disponibile” il Censimento nazionale delle abitazioni – anno 2001, ne rilevava n. 190.554.
Il XIV Rapporto sul turismo italiano – 2005/2006[8] la colloca nel gruppo n. 4 – turismo nascosto, segnalando la forte prevalenza dell’offerta sommersa. Nel totale “l’apporto della domanda di abitazioni costituisce oltre l’85% dei turisti che pernottano nelle località”.

Altre indagini osservavano:


















Considerando che l’unico dato disponibile per valutare l’escursionismo è quello del 2001, proviamo a proporre una sorta di media tra l’indagine locale (55%) e quella nazionale (85%) effettuate entrambe nel 2003 con il seguente risultato:

15% - MOVIMENTO TURISTICO RILEVATO O UFFICIALE;
40% - MOVIMENTO TURISTICO NON RILEVATO O SOMMERSO;
45% - MOVIMENTO ESCURSIONISTICO.

Il flusso turistico abruzzese nel 2008 dovrebbe così ripartirsi:


Incrociando i dati ottenuti con quelli rilevati alle frontiere dall’UIC – Banca d’Italia per i pernottamenti in Abruzzo, si ottiene:


Se esistono difficoltà a rilevare il reale flusso turistico su una destinazione, ulteriori difficoltà si incontrano nel tradurre il movimento complessivo in corrispondenti movimenti finanziari, poiché ad esempio, nei periodi di crisi, come quello che è iniziato nell’ultimo trimestre 2008, il turista sceglie una permanenza minore, destinazioni meno care, con modalità di viaggio e sistemazione di livello inferiore.

I dati più recenti sull’incidenza e ripartizione della spesa nei tre fattori fin qui considerati risalgono al 2001 ed evidenziano una spesa giornaliera differente (€ 75,00 nelle strutture ricettive ufficiali, € 59,00 nel sommerso e € 26,00 per gli escursionisti).


Altri dati di cui si dispone derivano:
- dall’indagine locale effettuata nel 2003, che analizzava solo le prime due componenti, e indicava in € 55,00 la spesa media procapite degli italiani per entrambi;
- e, per la spesa degli stranieri, dall’indagine alle frontiere dall’UIC – Banca d’Italia nel 2008 che riporta € 62,43 sempre per le prime due componenti (spesa delle persone alloggiate nelle strutture ricettive e nelle case per vacanza).

Attualizzando il dato del 2001 mediante l’indice di inflazione IPCA[9] per la categoria “alberghi, ristoranti e pubblici esercizi” si ottiene una spesa media procapite giornaliera di € 93,00 nelle strutture ricettive ufficiali, € 73,00 nel sommerso e € 32,00 per gli escursionisti).


Prendendo l’unico dato recente per gli stranieri (€ 62,43 - UIC 2008) e moltiplicando la spesa media degli italiani, come sopra ottenuta, per i giorni e per il numero delle escursioni conseguiamo il fatturato turistico abruzzese che ammonterebbe a 2.834 milioni di euro.


Questo metodo presumibilmente sottostima il fenomeno tanto è vero che, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Nazionale sul Turismo – ISNART, la spesa dei turisti italiani nelle strutture ricettive abruzzesi è stata di € 823.360.831 nel 2008 con uno share del 3,4% sul totale Italia.

Sostituendo il dato più aggiornato ed ottenuto con una indagine campionaria, si perviene ad un fatturato turistico del 2008 di € 3.048 milioni.


Il dato così ottenuto è stato poi riscontrato empiricamente con le esperienze e le conclusioni dei rappresentanti di categoria degli operatori turistici abruzzesi (Assoturismo, FAITA, Federalberghi, Federturismo e FIAVET).
2. Il PIL

Finora si è cercato di stimare la spesa per i consumi privati, ma al fine di valutare il PIL generato dell’industria dei viaggi e del turismo occorrerebbe ancora determinare l’incidenza della spesa pubblica e quelle delle aziende per i beni di consumo e di investimento nel settore.

In entrambi i precedenti tentativi effettuati dal Touring Club Italiano TCI (anno 2002) e dalla Mercury Srl (anno 2003) per quantificare il CST del turismo italiano è stato considerato un valore aggiunto di 822 su 1.000 e sono stati assunti gli stessi indici:
- solo il 56% del PIL è formato dalla spesa dei turisti (fatturato),
- mentre la spesa delle aziende ammonterebbe al 34,8%,
- e quella pubblica al 9,2%.















Non disponendo parametri locali di riferimento (anno 2008), non ci si avventurerà nel calcolo puntuale del CST del turismo abruzzese, ma occorre tener ben presente che al fatturato turistico del 2008 di € 3.048 milioni bisogna aggiungere la spesa pubblica e quella delle aziende private che prudentemente potrebbe assumersi con una componente del 30/40%. Di conseguenza, la partecipazione dell’industria dei viaggi e del turismo al PIL abruzzese potrebbe attestarsi intorno ad una percentuale del 15/16%.

Si comprende così l’importanza dell’industria dei viaggi e del turismo per l’economia abruzzese che risulta superiore alla media nazionale ed a quella europea se la si confronta con il contributo del turismo italiano al PIL nazionale che viene stimato, per il 2008, al 9,7% (pari a un valore di 155,5 miliardi di euro) dal Rapporto 2008 del World Tourism Travel Council (Wttc) e l’apporto del turismo a livello europeo che nel suo complesso (compreso l'indotto) rappresenta il 10,2% del PIL europeo.

3. Danni materiali alle strutture turistiche

Circa le strutture ricettive, si registrano rilevanti danni a partire dal crollo dell’hotel Duca degli Abruzzi de L’Aquila, ma per la quantificazione complessiva non può che rinviarsi agli accertamenti eseguiti dalla Protezione Civile.

Per quanto riguarda gli immobili adibiti all’accoglienza e informazione turistica di proprietà dell’APTR, Ente strumentale della Regione Abruzzo, il danno fisico subito dagli edifici ubicati a L’Aquila ammonta a complessive a € 1.114.829,00.

Esiste però un danno riflesso sostenuto dalla Regione Abruzzo per gli investimenti effettuati nel tempo per elevare il livello di turisticità delle aree interne mediante incentivi erogati per la nuova realizzazione o per la riqualificazione delle strutture ricettive e dei servizi turistici. Un finanziamento pubblico andato perso per il venir meno dell’agibilità delle strutture.

Anche in questo caso, allo stato attuale, i dati disponibili non consentono di valutare la quota di finanziamento assegnata agli interventi localizzati nei territori dei Comuni colpiti dal sisma e quindi, di quantificare esattamente il danno pubblico in termini di finanziamenti erogati, ma per dare una idea delle grandezze economiche si riporta la seguente tabella:


4. L’occupazione

Gli addetti del settore in Italia, compresi quelli dell'indotto, nel 2008 sono stati 2.491.000, pari al 10,8% del totale degli occupati (Rapporto 2008 del World Tourism Travel Council) e le previsioni contenute del Rapporto Unioncamere 2009 segnalano una situazione difficile per il 2009 con una diminuzione di 17.300 lavoratori nel settore “Alberghi, ristoranti e servizi turistici”.

Gli ultimi dati di dettaglio per l’Abruzzo sono quelli relativi all’anno 2007 che registrano per il solo il comparto alberghiero 3.769 dipendenti (Fonte: INPS) con una crescita di 96 unità rispetto allo scorso anno.
I dipendenti nelle Agenzie di viaggio e immobiliari nel 2007 erano n. 1.634 su n. 648 aziende, nei Bar, ristoranti e pizzerie ammontavano a 10.554 su 2.973 aziende, nelle Mense e nei servizi ricreativi erano 1.230 su 117 aziende e quelli occupati nelle Discoteche e locali notturni erano 624 su 62 aziende.

Nella sola provincia dell’Aquila, quella più colpita dal sisma, erano:


Categorie

Numero aziende
% sul totale provinciale

Numero dipendenti
% sul totale provinciale
Esercizi alberghieri
187
2,6
1.727
4,3
Agenzie di viaggio e immobiliari
91
1,3
253
0,6
Bar, ristoranti e pizzerie
739
10,4
2.610
6,6
Mense e servizi ricreativi
32
0,4
365
0,9
Discoteche e locali notturni
8
0,1
113
0,3
Totale 2007
1.057
14,8
5.068
12,7
5. L’area inagibile senza flusso turistico

In questa prima fase la Protezione Civile ha redatto un primo elenco di 49 Comuni direttamente interessati dal sisma (decreto di zonizzazione):
- nella provincia de L'Aquila, i paesi di Acciano, Barete, Barisciano, Castel del Monte, Campotosto, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel di Ieri, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collarmele, Fagnano Alto, Fossa, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, il capoluogo L'Aquila, Lucoli, Navelli, Ocre, Ofena, Ovindoli, Pizzoli, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, San Demetrio ne' Vestini, San Pio delle Camere, Sant'Eusanio Forconese, Santo Stefano di Sessanio, Scoppito, Tione degli Abruzzi, Tornimparte, Villa Sant'Angelo e Villa Santa Lucia degli Abruzzi;
- nella provincia di Teramo troviamo i comuni di Arsita, Castelli, Montorio al Vomano, Pietracamela e Tossicia;
- tra i Comuni pescaresi, infine, nella lista compaiono quelli di Brittoli, Bussi sul Tirino, Civitella Casanova, Cugnoli, Montebello di Bertona, Popoli e Torre de' Passeri.

Purtroppo l’elenco è destinato ad aumentare, ma viene comunque preso a base per una valutazione di massima degli effetti diretti del terremoto sulle strutture ricettive riservandosi di quantificarli compiutamente conclusa la fase di ricognizione della Protezione Civile, poiché la situazione è molto diversificata. Alcune strutture, a dire il vero poche, ubicate nell’area sono agibili fisicamente, ma il contesto non è agibile, mentre altre strutture ubicate al di fuori dell’area cosiddetta del “cratere” sono inagibili. Comunque, considerando le “fabbriche” del turismo, danneggiate o chiuse, quelle ubicate nei citati Comuni esse risultano:
- n. 81 strutture alberghiere (il 9,8% della regione) per un totale di n. 4.392 posti letto(8,7%),
- e n. 160 strutture complementari (13,2%) per 1.818 posti letto (3,3%).
Nel 2008 avevano registrato n. 164.184 arrivi per n. 496.825 pernottamenti pari, rispettivamente al 10,1% degli arrivi e al 6,6% delle presenze regionali.


Per valutare l’incidenza del movimento sommerso ci si riferisce alle valutazioni effettate dal CRESA[10] che determina un totale di n. 29.576 seconde case (su 179.912, il 16,4% del totale) ubicate nei 49 Comuni che hanno generato nel 2001 n. 6.206.822 pernottamenti pari al 13,5% del totale regionale.
Per effettuare un calcolo approssimativo dei dipendenti che hanno momentaneamente perso il posto di lavoro a causa del sisma, si prendono gli occupati nel 2007[11] nella categoria che comprende le attività legate al turismo e cioè quella del “commercio e terziario” nei 49 Comuni considerati.

Il dato è stato ri-parametrato alla percentuale provinciale degli occupati negli Esercizi alberghieri, nelle Agenzie di viaggio e immobiliari, nei Bar, ristoranti e pizzerie, nelle Mense e nei servizi ricreativi e nelle Discoteche e locali notturni.

I professionisti del turismo residenti nell’area individuata risultano:
- n. 67 guide turistiche iscritte all’Albo regionale su un totale di n. 387[12];
- n. 24 accompagnatori turistici iscritti all’Albo regionale su un totale di n. 196.

Riepilogando, solo la prima circoscritta area, individuata dalla Protezione Civile, incide sul turismo abruzzese per:
- il 9,8% degli alberghi;
- il 13,2% delle strutture ricettive complementari;
- il 6,8% delle Agenzie di viaggio;
- il 16,4% delle seconde case;
- determinando oltre 2.100 disoccupati;
- oltre al 17,3% di guide turistiche e al 12,2% di accompagnatori turistici che hanno perso l’attività.

Il business dell’industria dei viaggi e turismo è condizionato rispetto allo scorso anno e solo per l’inagibilità dei 49 Comuni considerati del:
- 6,6% di presenze nelle strutture classificate (movimento rilevato);
- 13,5% di presenze negli appartamenti locati e nelle seconde case (movimento non rilevato).

Il danno per l’escursionismo è di più difficile quantificazione, ma le lamentele delle Associazioni delle guide turistiche e degli Enti gestori dei Parchi nazionali e regionali, fanno presumere che sia molto più consistenze.
Ad esempio, il vicepresidente del CTS denuncia “risultati deludenti” per il week end pasquale con “circa 200 gite scolastiche di primavera annullate solo nell’aerea Parco Nazionale d’Abruzzo”[13].

Complessivamente il PIL turistico della regione, fino a quando l’area non tornerà ad essere fruibile dai turisti, dovrebbe diminuire dal 15% al 20% pari a circa 800 milioni di euro l’anno.


6. Il danno per l’intermediazione

Per quanto riguarda l’intermediazione le Agenzie di viaggio ricadenti nei 49 Comuni sono n. 18 di cui un T.O (n. 14 a L’Aquila, una a Pizzoli, a San Demetrio ne' Vestini, a Montorio al Vomano e a Popoli) che naturalmente ad oggi non possono esercitare l’attività.

I danni indiretti subiti dalla categoria degli Agenti di Viaggi e Tour Operato della Regione Abruzzo “riferiti ai soli investimenti già effettuati per la stagione in corso dai T.O.” ammontano ad un milione di euro. Ci si riferisce alle attività tradizionali di “tour operator incoming”: “progettazione e stampa e spedizione cataloghi – partecipazione a fiere – pubblicità giornali – contratti con strutture alberghiere – contratti con compagnie aeree – compartecipazione in attività promozionali all’estero con partner corrispondenti ecc.”.

“Alla succitata cifra deve essere aggiunta la parte relativa ai mancati ricavi stimati in oltre 10.000.000,00 di euro”[14] per un totale complessivo di 11 milioni di euro.


7. Le risorse turistiche non fruibili

Per l’industria dei viaggi e del turismo, il danno provocato ai beni culturali, la “materia prima”, è molto più penalizzante rispetto a quello arrecato alle strutture ricettive e alle infrastrutture, poiché il prodotto turistico è costituito da un insieme di attrattive e di servizi (non basta disporre solo di servizi, così come non è sufficiente avere solo attrattive).‏
Esso è composto da una serie di elementi materiali ed immateriali la cui interazione consente di offrire un insieme di benefici in grado di soddisfare i bisogni di esperienza del turista. Ed è soprattutto sulla base dei fattori ambientali (naturali, culturali, storici, umani, ecc.), oltre che per l’esistenza di determinate infrastrutture, che il turista sceglie la località di vacanza.
L’intangibilità complessiva del prodotto si traduce, per il turista – consumatore, in una rappresentazione mentale della destinazione che diventa poi la sua immagine.

Il ruolo primario, che è riservato alla percezione della destinazione, diventa un fattore anti-turistico quando le caratteristiche ambientali sono degradate e il volume di informazioni sull’evento catastrofico si ampliano a dismisura come è avvenuto per lo sciame sismico che ancora si registra e che ha avuto come apice la scossa del 6 aprile.

Il prodotto turistico o la destinazione perdono completamente di valore: diventano “invendibili” e tutti gli investimenti effettuati sul prodotto, sul prezzo, sui canali distributivi, sulla pubblicità e sul personal selling si azzerano.‏

L’aspetto ambientale completamente degradato è ben evidenziato dalla seguente mappa della sequenza sismica al 1° maggio che riporta anche le aree montane limitrofe, non fruibili per l’escursionismo a causa degli smottamenti e il pericolo di frane.


Se il turismo montano risulta completamente improponibile, quello legato al circuito delle città d’arte lo è ancora di più.

L’Abruzzo, sesta regione italiana per presenza di beni culturali[15], ha visto oltre il 50% delle sue opere d’arte danneggiate dal terremoto. Ben sintetizza la situazione Michael Kimmelmann con un articolo pubblicato sul New York Times del 11.04.09 che titola “Where Culture Is Another Casuality” (quando la cultura è un’altra vittima).

Un esempio è la prima lista dei monumenti ritenuti più importanti redatta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e che dovrebbero essere adottati da Paesi stranieri che vorranno ristrutturarli.
L’elenco è formato dalle seguenti risorse:
Cattedrale e Palazzo Arcivescovile (piazza Duomo);
Complesso Monumentale e Basilica di Santa Maria di Collemaggio;
Complesso Monumentale e Chiesa di Santa Giusta (piazza s. Giusta, L'Aquila);
Complesso Monumentale e Chiesa di San Pietro a Coppito (piazza s. Pietro, L'Aquila);
Complesso Monumentale e Chiesa di Santa Maria Paganica (L'Aquila);
Complesso monumentale e Chiesa di San Marciano (piazza s. Marciano, L'Aquila);
Complesso Monumentale e Chiesa di Santa Maria del Suffragio detta delle Anime Sante;
Complesso Monumentale e Chiesa di San Biagio d'Amiternum (via Sassa, L'Aquila);
Complesso Monumentale e Chiesa di San Marco (piazza della Prefettura, L'Aquila);
Complesso Monumentale e Monastero della Beata Antonia;
Complesso Monumentale e Chiesa di San Silvestro (piazza s. Silvestro, L'Aquila);
Complesso Monumentale e Chiesa di San Domenico (piazza San Domenico, L'Aquila);
Complesso Monumentale e Chiesa di Sant'Agostino;
Fortezza Spagnola;
Complesso monumentale e Chiesa di San Bernardino;
Convento agostiniano o Palazzo della Prefettura;
Palazzo Ardinghelli;
Palazzo Branconi;
Palazzo e Torre di Madama Margherita (sede municipale);
Palazzo della Biblioteca (quattro cantoni);
Palazzetto dei Nobili;
Teatro Comunale;
Palazzo Carli (Rettorato Universita' dell'Aquila);
Museo di Santa Maria dei Raccomandati;
Palazzo Persichetti;
Oratorio di Sant'Antonio da Padova;
Chiesa di Santa Maria del Soccorso;
Chiesa di Santa Maria di Roio;
Palazzo Quinzi;
Area archeologica di Amiternum;
Chiesa e Catacombe di San Michele a San Vittorino;
Chiesa di Santa Maria della Misericordia;
Palazzo Alfieri (via forte braccio);
Chiesa e Oratorio di San Filippo;
Complesso Monumentale e Chiesa di San Gregorio Magno;
Chiesa della Concezione a Paganica;
Chiesa di San Giusta (Bazzano);
Complesso Monumentale e chiesa di Santa Maria della Croce (Santuario di Roio);
Chiesa di Santa Maria ad Cryptas (Fossa);
Abbazia di Santa Lucia (Rocca di Cambio);
Torre Civica di Santo Stefano (Santo Stefano di Sessanio);
Complesso Monumentale e chiesa di San Clemente a Casauria (Castiglione a Casauria);
Badia Morronese (Sulmona);
Chiesa di S. Esaunio (S. Eusanio Forconese).

L’Avvenire del 16 aprile titolava “Chiese, castelli e palazzi: oltre 800 sono rovinati” e il censimento effettuato dalla Protezione Civile, aggiornato al 23 aprile, riportava un totale di 368 beni culturali danneggiati.
























Il comunicato stampa del 4 giugno aggiornava i dati e informava che erano stati effettuati n. 1.163 sopralluoghi su beni culturali e “di queste verifiche, 721 hanno riguardato chiese di cui 220 sono risultate agibili, 382 inagibili e 119 parzialmente agibili. Per quanto riguarda i palazzi sono 397 le verifiche effettuate fino ad oggi, con questi esiti: 332 inagibili, 28 parzialmente agibili e 37 agibili. Per le altre tipologie di monumenti (torri, fontane, porte etc.) sono 45 le verifiche effettuate con 22 strutture agibili, 16 inagibili e 7 parzialmente agibili”.


I maggiori itinerari culturali della regione sono improponibili come confermato dall’Associazione NaTourArte [16] che ha già effettuato una ricognizione dei siti agibili e ristrutturato completamente gli itinerari delle escursioni.


8. L’inagibilità percepita

“Agli occhi del mondo il terremoto è avvenuto in Abruzzo, una sensazione mediatica che ha purtroppo compreso l’intera regione nell’immagine negativa legata al disastro: per l’opinione pubblica internazionale in tutta la regione le case, le strutture pubbliche e gli alberghi sono di cartapesta, la mafia vuole approfittare della tragedia per ricostruire tutto secondo film già visti … Sicuramente non è un bel biglietto da visita per sostenere la competitività del ‘sistema’ Abruzzo, il turismo in Abruzzo, l’attrazione di investimenti nella regione, la credibilità e l’affidabilità per il mercato e per le istituzioni nazionali e comunitarie”[17].
Non minore effetto hanno provocato le notizie relative alla sospensione di eventi e manifestazioni tradizionali (es. i riti della settimana santa) - colte dalla stampa internazionale – come circostanze emblematiche di una totale paralisi delle attività.
Una delle più importanti agenzie stampa del mondo – la REUTERS – in un comunicato del 24 aprile 2009 “Quake nixes historic Italian snake festival” – rende noto che il terremoto ha fermato anche la secolare processione dei serpari di Cocullo.
Si può ipotizzare che il terremoto in Abruzzo faccia registrare un riflesso addirittura più ampio – a livello nazionale - seppure più attenuato rispetto all’area regionale direttamente interessata. In tal senso si segnala l’articolo dal titolo “Kann ich meinen Italien-urlaub jetzt stornieren?” (“Posso disdire la mia vacanza in Italia ?”) – apparso sul popolare quotidiano tedesco BILD (tiratura cinque milioni di copie ca) del 7 aprile 2009, a completamento di altri articoli di cronaca sul terremoto aquilano.
Proprio il crescente ruolo della comunicazione dovrebbe far riflettere sulla opportunità di affrontare immediate strategie di contrasto - anche in ambito nazionale – in una prospettiva di crisis management per favorire una più corretta gestione dell’informazione sugli eventi, evitando che assumano proporzioni improprie o che si diffondano allarmismi non legati a situazioni reali[18].

Anche in questa circostanza negativa l’immagine della regione resta unitaria, perché l’Abruzzo è una delle poche regioni (insieme alla Sardegna, Sicilia, Toscana, ecc). che ai suoi confini territoriali associa l’immagine turistica[19]. Diverse indagini hanno evidenziato che lo stereotipo era il Parco Nazionale, l’ambiente naturale, il verde, nel quale la tradizione del passato si mantiene inalterata.

L’immagine ha un ruolo fondamentale nella percezione delle caratteristiche di una destinazione o di un sistema turistico, poiché essa influisce sulla percezione della qualità (per gli ospiti, ma anche per gli attori interni) ed è allo stesso tempo uno strumento di gestione del posizionamento del prodotto sul mercato.
8.1. L’icona dell’Abruzzo turistico oggi è la “tristezza”!

“L’umanità non è fatta per abitare fra le macerie[20]”, figuriamoci il mondo delle vacanze, che si alimenta di sogni ed evasione.

Il terremoto è stato lungamente seguito dai media di tutto il mondo, con articoli e servizi, dirette televisive, reportage fotografici, filmati on-line su You Tube, in cui si è spesso parlato – in prima pagina – sin dal 7 aprile 2009 - di “fine del mondo” (Daily Telegraph), “apocalisse” (BILD), di “Abruzzo in ginocchio” (La Repubblica), ecc. esaltando in termini ancora più drammatici il concetto stesso di “disaster” – purtroppo esteso all’intera regione e quindi anche a buona parte dell’Abruzzo - che è invece rimasto fuori dai riflessi diretti del sisma. Il sisma è intervenuto all’inizio della settimana santa, circostanza colta da diversi media. Per tutti si richiama la copertina di Famiglia Cristiana titolata “Passione Abruzzo” – che associa il dramma della popolazione aquilana con la passione di Cristo. Sullo stesso tema, il Sole 24 Ore del 12 aprile 2009 titola un ampio articolo sulla drammatica pasqua abruzzese: “Resurrezione senza chiese”, ampliando il tema alla distruzione del patrimonio artistico-religioso.
E’ significativo un articolo apparso su “il corriere della sera.it” che evidenzia due motivazioni alla base delle disdette di vacanze: “la prima, più o meno razionale, ma quantomeno in parte comprensibile: la paura ("se uno il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare"); la seconda da rabbrividire e riassumibile in questo: "non ho voglia di incrociare i terremotati che ospitate, sarei a disagio, senza contare che io vado al mare per divertirmi, vedere tutti quei visi tristi rischierebbe di rovinarmi la vacanza..." (http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-05-10/07.spm).
Secondo il regista Riccardo Milani, legato sin dalla prima infanzia a Pescasseroli, sussiste il pericolo che l’Abruzzo interno “rischia di diventare una regione deserto” (NOTA – cfr. Intervista pubblicata su Il Centro, 7 giugno 2009), prospettiva allarmante che va anche oltre gli stessi interessi dell’economia turistica, riguardando l’accentuarsi della forbice demografica tra interno e costa, con implicazioni davvero rilevanti sul piano sociale e territoriale.
A distanza di oltre due mesi dall’evento – non si placa lo sciame sismico e cresce la comunicazione delle iniziative di beneficienza che richiamano sistematicamente - sulle reti televisive e i giornali – raccolte di fondi per “il terremoto in Abruzzo”. Si tratta, beninteso, di lodevolissime iniziative di solidarietà che provengono dai più disparati contesti – che comunque allontanano implicitamente qualsiasi prospettiva di ripresa – sia pure parziale – del turismo[21].
E’ prevedibile che l’effetto comunicazione legato alla solidarietà raggiungerà il suo apice in occasione del G8, che si terrà a L’Aquila nei giorni 8/10 luglio 2009. L’evento, previsto inizialmente a La Maddalena, è stato spostato a L’Aquila per favorire il sostegno dei paesi stranieri nell’opera di ricostruzione e restauro del patrimonio culturale andato distrutto o danneggiato a causa dal terremoto. Si tratta di un’operazione che potrebbe favorire gemellaggi culturali tra paesi diversi in nome della cultura e come tali rappresentare un investimento anche promozionale per il futuro (es. il Castello Spagnolo dell’Aquila restaurato con il contributo del Governo Spagnolo).

L’immagine che ne deriva associa all’idea di Abruzzo quella di una terra martoriata, sofferente, distrutta – del tutto opposta alle ordinarie aspettative dei turisti (attuali o potenziali), che poi si determina sia per effetto di stimoli esterni, non direttamente controllabili dagli operatori (passaparola - fattori culturali e sociali ecc.), sia di stimoli interni non controllabili (necessità - fattori a livello individuale, ecc.), nonché da azioni esterne controllabili (pubblicità e altri strumenti di comunicazione).‏
Se per questi ultimi potranno essere avviate operazioni di contrasto nel medio periodo, ma solo dopo il rientro degli “sfollati” nelle abitazioni, con accurate e costose azioni di marketing, gli impulsi non controllabili avranno bisogno di un lungo periodo per riguadagnare gli aspetti positivi dell’immagine turistica che l’Abruzzo deteneva prima del terremoto.

8.2. Il brand Abruzzo

Il terremoto ha colto un Abruzzo in forte ascesa d’immagine, conseguenza di anni di investimenti e strategie promozionali.
Fino a qualche anno fa soltanto si poteva tranquillamente affermare che la regione era del tutto sconosciuta fuori dei confini nazionali.
Il dato di partenza è confermato da una indagine sulla presenza delle regioni del Mezzogiorno sulla stampa europea - commissionata dalle Ferrovie dello Stato a Isnart e S.L.&A. Lo studio – pubblicato il 1996 - prendeva in esame l’intera annata 1995 – e poneva l’Abruzzo mestamente in coda alla graduatoria, con nessun articolo rilevato, unitamente a Molise e Basilicata.
Una collocazione profondamente negativa, considerato lo strettissimo rapporto tra comunicazione e turismo, essendo assai improbabile – se non impossibile – che una destinazione possa definirsi turistica se non ha visibilità, immagine, se non è in definitiva comunicata e se non è percepita come tale.
Da quel lontano 1995 molto era cambiato e l’Abruzzo era finalmente comunicato.
Il problema comunicazione della regione era stato finalmente posto in termini prioritari dagli strumenti di programmazione turistica regionale.
A Milano, nel corso della edizione della BIT 2007 erano stati presentati i risultati di una indagine sull’immagine dell’Italia sui media esteri, promossa dagli organizzatori dell’importante manifestazione turistica e realizzata da Klaus Davi & Natham il Saggio.
Dall’indagine era emerso che l’Abruzzo era stata la regione italiana con il più alto indice qualitativo di apprezzamento della stampa straniera.
Un risultato impensabile solo qualche anno fa, che purtroppo oggi si è frantumato in conseguenza dell’evento sismico, mentre non è da escludere come un riflesso della maggiore conoscenza internazionale della regione - rispetto ad un pur recente passato - abbia determinato una ulteriore crescita dell’esposizione mediatica sulle cronache del terremoto, accentuando il danno di immagine arrecato alla regione.

Il brand equity è stato fortemente intaccato sia per gli aspetti quali-quantitativi della conoscenza di marca, cioè la notorietà (brand awareness) che per l’immagine (brand image).

Per fornire una stima seppur approssimativa dell’incidenza del sisma sul brand awareness dell’Abruzzo si utilizza uno strumento semplice e gratuito come “Google Insights for Search”, non disponendo attualmente di risorse dedicate. Il sistema, anche se non rappresenta assolutamente gli effettivi volumi di ricerca è utile per esaminare l’andamento del brand maketing. Google Insights for Search, attraverso la visualizzazione della popolarità dei termini ricercati sull’omonimo motore di ricerca, fornisce informazioni sulla popolarità acquisita nel tempo, per area geografica (o più aree geografiche) e sui principali termini di ricerca correlati.
Inserendo il termine Abruzzo per il periodo 1° gennaio 2008 – 10 maggio 2009, area geografica: mondo, e categoria: “travel” si ottiene il sotto riportato grafico.


Si nota come, dopo un picco di notorietà, probabilmente dovuto alla ricerca di alloggi da parte degli sfollati e alla curiosità dei navigatori rispetto all’evento, la popolarità presenti un gap rispetto allo stesso periodo del 2008, proprio quando vengono confermate per la costa abruzzese le 13 bandiere blu del Fee (Foundation for Environmental Education).

Confrontando i dati con alcuni concorrenti, si osserva altresì che in questo periodo mentre gli altri crescono solo l’Abruzzo decresce.


La dilatazione della percezione di inagibilità turistica estesa impropriamente all’intera regione non risulta peraltro facilmente arginabile nel breve periodo (lo stesso D.L. n. 39 del 28.4.2009, in G.U. n. 97 del 28.4.2009, reca nel titolo “Interventi urgenti a favore delle popolazioni degli eventi sismici nella regione Abruzzo”). Nella primissima fase di comunicazione dell’evento la stampa estera aveva parlato di terremoto nell’intero centro Italia (eloquenti sono le mappe e i grafici pubblicati da Financial Times, Le Monde, ecc.), mentre nei giorni successivi il flusso di informazione si è stabilizzato sul concetto di Abruzzo, ossia su un’immagine del tutto sproporzionata e slegata dalla realtà. Da rilevare che la realtà provinciale interessata – la provincia dell’Aquila – risulta percepita solo nel ristretto ambito della comunicazione locale.
Sul punto non si può non concordare con quanti sostengono che “nell’epoca della post-modernità tra virtuale e reale esiste ormai una continua promiscuità e fungibilità[22]”.

Flussi di comunicazione su realtà virtuali come quelle richiamate – a fronte di un’area interessata dal sisma valutabile nel 6.2% ca. della popolazione regionale – sono destinati a creare ingenti danni reali all’intera regione[23].
8.3. L’ABRUZZOSHIRE un ulteriore profilo del brand Abruzzo

Il periodico inglese COUNTRY LIFE in data 23 febbraio 2009 ha pubblicato i risultati di un’indagine tra gli agenti immobiliari stranieri che promuovono sui mercati internazionali l’Italia[24]. Nella top ten delle regioni italiane – l’Abruzzo si colloca al secondo posto – seguendo di poco la Toscana e precedendo Marche e Umbria[25]. Una performance eccezionale che ha portato i commentatori inglesi a sostenere “come l’Abruzzo sia la nuova destinazione preferita dagli investitori stranieri”, un fenomeno che sempre più frequentemente viene etichettato come “Abruzzoshire”.


L’Abruzzo per molti inglesi, olandesi, scandinavi, tedeschi, ecc. era divenuta molto più di una semplice destinazione turistica, bensì una terra ideale per vivere lunghi periodi dell’anno, dove impegnarsi nel restaurare una vecchia casa in pietra tra le colline, dedicarsi ad hobby, ecc.
I risultati dell’indagine sono stati ripresi anche in Italia (cfr. Stefania Vicini, “Il fenomeno Abruzzoshire: la regione piace agli investitori stranieri e segue la Toscana nella top ten delle preferenze”, in GuidaViaggi n. 1229 del 30 marzo 2009, ossia a soli sette giorni dal sisma).

Il mercato si è arrestato improvvisamente con il terremoto.

Un mercato che ha raggiunto, nel 2007, n. 19.398,2 compravendite di unità immobiliari residenziali normalizzate[26] con una crescita del 2,5% del valore IMI (indicatore dell’intensità del mercato immobiliare dato dal rapporto tra il numero delle compravendite e lo stock)[27].

In attesa di ulteriori approfondimenti, l’uscita dal mercato dell’Abruzzo è stata confermata dalla sig.ra Nikki Rippon (1.5.2009), amministratrice dell’Agenzia “House Around Italy”, con uffici presso l’aeroporto d’Abruzzo. La stessa operatrice – particolarmente introdotta in Gran Bretagna – ha dichiarato di fronteggiare la situazione indirizzando gli investitori italiani sugli Stati Uniti.
Il terremoto azzera un percorso di lavoro avviato nel dicembre 2002 dalla Regione Abruzzo, che aveva adottato una specifica strategia – mediante il programma “Invest-Abruzzo” – per il recupero del patrimonio edilizio e dell’architettura rurale in stato di abbandono nelle aree interne, mediante attrazione di investitori dall’estero. Il programma era stato ritenuto – da uno studio dell’Università di Calabria – la strategia di branding territoriale più efficace tra quelle mai realizzate in Italia.
Unico segnale in controtendenza, lo svolgimento della Convention di Remax Italia, tenutasi a Silvi Marina dal 14 al 16 maggio 2009, che ha visto la partecipazione di circa 500 agenti aderenti al primo network immobiliare del mondo, provenienti da vari paesi europei e dagli USA (l’evento era stato comunque programmato prima del terremoto).

In conclusione, i danni al brand Abruzzo sono rilevantissimi e incalcolabili.
Si ritiene che in questa sede il danno debba essere almeno considerato pari agli investimenti finalizzati alla promozione della regione negli ultimi cinque anni che si possono valutare in circa 30 milioni di euro.

Le “perdite” del brand turistico dell’Abruzzo dovute al sisma, possono anche essere, valutate più pesantemente:
- sotto il profilo turistico “puro” (persone che trascorrono un soggiorno in regione), come la diminuzione delle presenze per l’anno 2009 (e probabilmente parte del 2010);
- sotto il profilo di attrazione di investimenti in seconde case, come:
a. la diminuzione degli acquisti di seconde case di vacanza in regione, su un arco almeno superiore al quinquennio;
b. la diminuzione di valore associato alle seconde case.
E’ molto probabile che la diminuzione di valore associato ad al profilo turistico sia molto inferiore rispetto a quella associata agli investimenti immobiliari.

Quest’ultima perdita potrebbe anche essere valutata moltiplicando il valore complessivo effettivo – medio annuale – delle seconde case transatte negli ultimi 3 anni per un numero congruo di anni (almeno 5). La funzione può essere “assestata” ipotizzando, a partire dal terzo anno, una progressiva ripresa del mercato.

All’uopo si rinvia ai Rapporti Immobiliari dell’Agenzia del Territorio e per fornire una idea della dimensione si riporta un estratto di quello del 2008.
RAPPORTO IMMOBILIARE 2008 dell’Agenzia del Territorio – Estratto scheda Abruzzo

Il settore residenziale si presenta … in leggera flessione per l’Abruzzo (-2,2% nell’ultimo anno), con gli indici dei valori in deciso rialzo nei capoluoghi di Chieti (+10,7%) e Pescara (+6,5%).
Sostanzialmente stabile il numero di compravendite effettuate in Abruzzo nel 2007 per il settore terziario e quello commerciale, anche se è interessante osservare come al forte calo dei mercati dei capoluoghi corrisponda un deciso aumento di scambi nei comuni minori. In decisa e netta crescita il settore produttivo.





9. L’incidenza indiretta sul turismo abruzzese.

Il 6 e il 12 maggio si sono tenuti due focus group con i rappresentanti delle Associazioni di categoria del turismo abruzzese (Assoturismo, FAITA, Federalberghi, Federturismo e FIAVET), per iniziare una prima quantificazione dei danni diretti e di quelli indiretti sull’economia turistica abruzzese.
L’analisi proposta è stata condivisa ed in particolare, è scaturito che il primo impatto dell’evento si è registrato nel periodo pasquale e nel ponte del 1° maggio con “zero” arrivi su tutte le destinazioni abruzzesi.

Assoturismo ha segnalato che tutte le strutture ricettive hanno subito una cancellazione delle prenotazioni con punte del 100%, mentre la SAGA SpA[28] ha rilevato un calo dei passeggeri sull’aeroporto d’Abruzzo del 30% nel mese di aprile e del 32% in quello di maggio.
La Federalberghi ha proposto la seguente quantificazione del danno, condivisa anche dalle altre Associazioni:
- Pasqua 2009, circa 150.000 presenze in meno nelle strutture ricettive;
- 25 aprile 2009, circa 70.000 presenze in meno;
- 1° maggio 2009, circa 120.000 presenze.

Le circa 340.000 presenze in meno dovrebbero generare un danno intorno ai 30 milioni di euro (€ 93,00/pax) non considerando il sommerso, l’escursionismo e l’indotto.

Un esempio delle ripercussioni sull’escursionismo e l’indotto sono la mancata realizzazione di molte tradizionali rappresentazioni religiose legate alla Settimana Santa ed in particolare, il mancato svolgimento della Festa S.Domenico di Cocullo con il rito dei Serpari, classificata dalla Lonely Planet, la più famosa guida turistica internazionale, tra le prime dieci manifestazioni nazionali e che normalmente registra tra le 25.0000 e le 30.000 presenze.

Circa la stagione turistica estiva alle porte, occorre tenere presente che, al 5 maggio 2009, sono n. 32.318 gli sfollati alloggiati presso alberghi e appartamenti della costa abruzzese e ad Ascoli Piceno[29] che probabilmente resteranno per diversi mesi. In particolare, nelle strutture ricettive della provincia teramana sono alloggiati 15.547 persone, in quelle della provincia pescarese 4.217 ed in quella chietina 2.960.

Se si rapporta il numero degli sfollati rispetto ai posti letto disponibili lungo la costa abruzzese, si nota subito che la stagione estiva è fortemente compromessa. Se poi si considera che i terremotati hanno scelto prevalentemente le strutture alberghiere si arriva a circa il 78% di occupazione degli alberghi ubicati sulla costa di cui oltre il 90% su quella teramana, oltre il 60% su quella pescarese e oltre il 50% su quella chietina.


Lo scorso anno (2008) il movimento turistico ha fatto registrare dalle strutture ricettive ubicate lungo la costa abruzzese oltre 4,6 milioni di pernottamenti che espressi in termini finanziari vale un fatturato di oltre 434 milioni di euro.


Fisicamente la capacità ricettiva complessiva si riduce del 33,4%, ma è difficile credere che possano convivere “clientele” estremamente diverse, con bisogni diametralmente opposti sulle stesse strutture ricettive, comunque, volendo quantificare “asetticamente” l’incidenza del fenomeno si applica la percentuale alle presenze registrate nel 2008:

4.672.298 x 33,4% x € 93,00 = € 145.130.920=

L’analisi prospettata (maggio-settembre), pur non tenendo conto che è impossibile proporre “aspettative di tristezza” ai turisti, si avvicina alle stime proposte da Federalberghi che quantifica il danno in circa il 30/40% delle presenze totali registrate nel 2008 nelle strutture ricettive ufficiali e alle rilevazioni di Assoturismo che per i gruppi, quantifica una percentuale di cancellazioni dell’80/90%. Di conseguenza, si assume la suddetta stima per l’intero anno 2009 che valuta una perdita di fatturato di circa 300 milioni di euro.

Circa il movimento turistico non rilevato (seconde case), gli sfollati registrati dalla Protezione Civile[30] occupano 2.150 appartamenti sulla costa abruzzese su un totale di 123.809[31] (l’1,7% del totale), ma i cittadini censiti e assistiti dalla Protezione Civile (alberghi, case e tendopoli) ammonta a solo 64.778 individui su una popolazione residente nei 49 Comuni considerati di 133.206[32]. Mancano all’appello circa 60.000 persone che probabilmente sono sfollate nelle case dei parenti e degli amici occupando circa 15.200 unità immobiliari.
Potenzialmente, quindi, la capacità ricettiva delle seconde case sulla costa dovrebbe essere ridotta del 14%, percentuale che potrebbe assumersi prudentemente per l’intero comparto.

Per valutare solo una parte dell’indotto il Servizio Demanio Marittimo ha stimato poi, il danno derivante dal minor flusso turistico sui n. 750 stabilimenti balneari e ombreggi della costa abruzzese in 31.185.494 euro derivante dal calcolo della tariffa media ombrellone/giorno più sedia sdraio e lettino per il 1° settore in bassa e media stagione rapportato alla settimana che risulta:
- Tariffa media bassa stagione EURO 94,32;
- Tariffa media alta stagione EURO 155,14.
Si è poi ipotizzato che le presenze si distribuiscano per 1/4 durante la bassa stagione e per 3/4 durante l’alta stagione, di cui:

Presenze settimanali in meno: 1.560.000/7 = 222.857/3 media di tre persone per ombrellone = 74.286

(74.286/4 x 94,32) + (74.286/4 x 3 x 155,14) = € 10.395.211,41

Per quanto riguarda l’escursionismo le percentuali dovrebbero salire poiché esso è generato sia dai turisti domestici sia da quelli inbound con un movimento costa verso interno e viceversa che dovrebbe bloccarsi completamente, e dai residenti e turisti delle regioni limitrofe anch’esse parzialmente interessate dal fenomeno dello sfollamento (Marche, Molise, Lazio, ecc.).
Circa le escursioni guidate NaTourArte, l’Associazione Guide Turistiche d’Abruzzo, ha comunicato che attualmente la percentuale delle conferme è intorno all’8% (a fronte di n. 188 escursioni prenotate solo n. 16 sono state confermate) e la previsione per il 2009 è di “un anno senza lavoro”.

Riepilogando l’incidenza indiretta sul turismo abruzzese non dovrebbe essere inferiore agli 864 milioni di euro.



10. Verso la normalità

Anche se il “danno” è ingente, non bisogna abbattersi e rimuginare sulla fatalità o, per gli imprenditori della costa, rileggere la sincera spinta solidale, del primo momento, che oggi assedia la stagione turistica estiva.

Il terremoto è un evento naturale e non un man made disaster e come tale è destinato ad essere un fattore transitorio. Diverse sono le azioni da intraprendere quando, terminato lo sciame sismico e sistemati gli sfollati negli appartamenti, la regione tornerà ad essere pienamente fruibile dai turisti.

Uno dei problemi più discussi è se lo Stato debba intervenire in caso di shock negativo subito dalla domanda turistica. Alcuni studi[33] sono stati effettuati dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 a New York e, in estrema sintesi, hanno rilevato che sussidi mirati e riduzioni delle tasse[34] rappresentano il modo migliore per gestire passaggi delicati e difficili dell’industria turistica.

Interventi che dovrebbero essere da subito studiati, elaborati in un programma di breve ed in uno di medio termine, ma sopratutto condiviso tra tutti gli attori del sistema turistico regionale prediligendo l’approccio bottom up.

Questo lavoro vuole essere un modesto contributo per favorire le prime strategie di contrasto che dovrebbero procedere su due direttrici; le prime indirizzate sul brand e sui prodotti turistici della regione e le seconde riguardare l’area più circoscritta del cosiddetto “cratere” che necessita sicuramente di una tempistica differente legata alla ricostruzione.

Inoltre, l’evento drammatico, nella sua violenza sugli uomini e sulle cose, è stato in grado di generare impulsi positivi nelle popolazioni non toccate dal sisma, dai primi soccorritori agli slanci di solidarietà sia nella raccolta fondi, sia nella messa a disposizione di servizi che non sono mancati neanche dall’industria dei viaggi e delle vacanze e da quella dell’informazione.

Ebbene, con una visione lucida e pragmatica occorre anche mettere a frutto le tante opportunità offerte: dagli eventi proposti dal Governo, alle iniziative internazionali e nazionali, dagli spazi pubblicitari sui media a quelle di inserimento gratuito dell’offerta ricettiva delle Web Agency, ecc.


[1] 08/05/2009 - Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo – dall’articolo di Lorenzo Dolce (http://www.facoltadinotizia.it/node/2076).
[2] 05 06 2009 – Sanbenedetto Oggi - dall’articolo di Cinzia Rosati “Campeggi: l’accoglienza agli sfollati mette a rischio la stagione” – (http://www.sambenedettoggi.it/2009/06/05/74322/campeggi-l%E2%80%99accoglienza-agli-sfollati-mette-a-rischio-la-stagione/).
[3] 04 06 2009 - Sanbenedetto Oggi - dall’articolo “Agli albergatori un aumento sulle tariffe degli sfollati” (http://www.sambenedettoggi.it/2009/06/04/74288/agli-albergatori-un-aumento-sulle-tariffe-degli-sfollati/).
[4] Secondo un’agenzia stampa da Lussembutgo, è giunta a Bruxelles una richiesta di accesso al fondo di solidarietà istituito dalla UE di 490 milioni di euro, rispetto ad un danno provocato dal terremoto del 6 aprile 2009 stimato in complessivi 10 miliardi ca di danni (Agenzia APCOM, Lussemburgo, 8.6.2009)
[5] Sistema Statistico Nazionale.
[6] Cfr. A.V. XV Rapporto sul turismo italiano, Ed. Mercury Srl – Firenze, pag. 37.
[7] L’Abruzzo statisticamente rientra ancora tra le regioni del Mezzogiorno.
[8] Cfr. A.V., XIV Rapporto sul turismo italiano, Ed. Mercury Srl – Firenze, pag. 83.
[9] l'IPCA è sviluppato dall’ISTAT per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo. Infatti viene assunto come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri dell'Unione Europea, ai fini dell'accesso e della permanenza nell'Unione monetaria.
[10] Effettuate in base al Censimento delle abitazioni - ISTAT - 2001
[11] Dati ISTAT
[12] Alla data del 31.12.2008.
[13] Comunicato stampa del 12.05.2009.
[14] Stima della Fiavet Abruzzo e Molise.
[15] Cfr. Marco Bona Castelletti - “Abruzzo terrasanta” in Il Sole 24Ore del 12.04.09.
[16] NaTourArte - Associazione guide Turistiche d'Abruzzo - Sulmona.
[17] Così si esprime il Presidente di Confindustria – Federturismo Abruzzo.
[18] E’ appunto il caso di alcune dichiarazioni sul pericolo di infiltrazioni della mafia in occasione dei prossimi appalti post-terremoto che sono si sono in parte trasformate sui media in situazioni di fatto già esistenti, in particolare sulla stampa straniera, alimentando e rafforzando profili negativi e stereotipi dell’immagine dell’Italia.
[19] Cfr. AA. VV. Cap. 3.2 La promozione pubblica, Il turismo in Abruzzo, CRESA, 2004.
[20] Franco Ferrarotti, “Partire, Tornare”, Ed. Donzelli, Roma, p. 11.
[21] Tra queste manifestazioni, si segnala il concerto di beneficenza di Andrea Boccelli dal Colosseo, trasmesso in diretta da RAI1, il 25 maggio, in prima serata.
[22] cfr. G. Fabris, “Il nuovo consumatore: verso il post-moderno”, ed. Franco angeli, Milano, 2003, p.34.
[23] E’ emblematica una testimonianza conseguente al terremoto di Assisi: “E dopo il sisma, arriva la crisi del turismo”, in La Repubblica 1.10.1997 (l’articolo è stato ricompreso nello speciale terremoto – Atlante di La Repubblica, 24 aprile 2009, p. 112)– “Hanno fatto più danni i mass media che il terremoto. Per il restauro della basilica ci vorranno una trentina di miliardi; noi soltanto in ottobre ne perderemo una decina”, parola di uno dei maggiori tour operator, Ezio Mancini, che attribuisce la fuga dei turisti dai seimila posti letto di Assisi dalla enfatizzazione degli effetti del terremoto da parte di giornali e di televisioni.
[24] “Most popular Italian regions for foreign property buyers” in www.countrylife.com.uk.
[25] La Top Ten regions by ad volume: 1. Tuscany 19.8%; 2. Abruzzo 19.1%; 3. Marche 9.9%; 4. Umbria 9.4%; 5. Puglia 7.5%; 6. Piedmont 6.3%; 7. Lombardy 5.5%; 8. Calabria 4.4%; 9. Liguria 3.0%; 10. Sicily 2.9%.
[26] Cfr. Allegato: estratto del Rapporto immobiliare- 2008.
[27] Cfr. http://www.agenziaterritorio.it/sites/territorio/files/servizi/Osservatorio%20immobiliare/ri2008_completo.pdf
[28] Società che gestisce lo scalo aeroportuale di Pescara.
[29] Fonte: Protezione Civile Nazionale.
[30] Alla data del 5.05.2009.
[31] Fonte: Censimento ISTAT del 2001.
[32] Fonte: ISTAT - Popolazione residente al 1 Gennaio 2008.
[33] A. Blake, M.T. Sinclair, Tourism crisis management: US response to september 11, n. 12/2003, Annal of Tuorism Research, pag. 813 e seguenti.
[34] Attualmente sono state avanzate da Amministratori locali e categorie imprenditoriali richieste finalizzate a realizzare una “zona franca” per l’area del “cratere”.